26052016

Per vari anni ho passato l’estate in Sardegna da piccolo, sempre con babbo e mamma.
L’ultima volta che avevo messo piede qua prima di adesso era il 1985, i ricordi erano ovviamente pochi e sbiaditi, tranne alcune cose che ho sempre portato con me in maniera vivida e ben presente, come fossero accadute ieri.
Come il pastore da cui andavamo a prendere il latte fresco che andava bollito prima di poterlo bere, o l’omino con l’Ape che veniva a portarci la bombola del gas carica, una volta che l’avevamo terminato.
Ecco, la Sardegna nella mia testa era queste cose semplici e molto umane.
Ovviamente ho sempre ricordato che è un paradiso.
Sicuramente lo è in questo periodo un po’ morto (turisticamente parlando), quando le spiagge sono pressoché deserte e puoi goderti paesaggi da sogno come Stintino.
Dio benedica la Sardegna.
E le basse stagioni.

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Sergio Lipari

Fiorentino, laureato in Industrial Design presso la Facoltà di Architettura di Firenze, non amo definirmi, forse perché non so come definirmi.
Sono viaggiatore e lettore, mi occupo di design, grafica e fotografia.
Ho due grandi passioni che mi accompagnano fin da piccolo e proprio non riesco a farne a meno: la chitarra e il LEGO.
Con quest’ultimo, mi diverto a interpretare e raccontare la realtà che mi circonda, in un esercizio che sta a metà strada fra il ludico e il serio.
Ho vissuto a Barcellona e mi reco spesso in Messico, dove ho lavorato e soggiornato per lunghi periodi. Amo Frida, Diego e il mezcal, che in una calda, stellata notte messicana mi ha regalato la sbronza che mai scorderò in vita mia.

www.50019id.com

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