La cifra fa girare la testa: 1.000.000.000.000. È talmente alta da non avere un termine in italiano di uso colloquiale. Il termine tecnico esiste ed è bilione, ma è poco usato e, soprattutto, rischia di creare confusione in chi lo interpreta erroneamente come l’italianizzazione dell’inglese billion (che invece è “solamente” 1 miliardo: il bilione in italiano corrisponde al trillion in inglese).

Da qualunque parte la si guardi è una cifra difficile da concepire, soprattutto per chi è giovane e non ha dimestichezza con la vecchia valuta, con la quale era meno insolito raggiungere cifre a dodici zeri.

Mille miliardi di dollari è la capitalizzazione raggiunta giovedì 2 agosto da Apple; prima azienda della storia della borsa americana a raggiungere tale cifra-monstre. Pochi giorni dopo aver presentato i risultati (stellari) del bilancio trimestrale, che certificano che il secondo trimestre del 2018 è stato il secondo miglior trimestre di sempre, l’euforia dei mercati per gli eccezionali risultati ottenuti ha fatto raggiungere alla casa di Cupertino il record assoluto di 207,05 dollari per azione, corrispondenti, appunto, ad un valore complessivo di mille miliardi.

La cifra, già impressionante in assoluto, lo diventa ancora di più se si considera che sette anni fa, alla morte del suo fondatore Steve Jobs, Apple valeva “solamente” 305 miliardi. Un altro aspetto da sottolineare, meno impressionante ma non certo comune, riguarda la crescita di valore delle azioni di circa il 9% in tre soli giorni, dalla presentazione dei risultati trimestrali al raggiungimento dell’ambizioso record: una novantina di miliardi tra martedì e giovedì. Un azionista come Warren Buffett, che possiede il 5% dell’azienda, giovedì sera era più ricco, rispetto a martedì, di circa 4,5 miliardi di dollari, corrispondenti a 2.250 anni di uno stipendio medio italiano (fonte ISTAT).

Una ventina d’anni fa Apple era sull’orlo del fallimento, oggi il suo valore è superiore al PIL di decine di nazioni. Il merito va, in larga misura, al successo incontenibile dell’i-phone e alle geniali intuizioni di Steve Jobs. Per il futuro, dato che l’i-phone difficilmente potrà garantire simili guadagni ancora per molto, sarà un problema per l’azienda guidata da Tim Cook riuscire a creare un prodotto di analogo successo.

Nel frattempo, però, è giusto che si goda il momento a dir poco magico.

(Visited 25 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.