Io adoro ballare. Lo considero un toccasana per il corpo e la mente. Mi rilassa, mi scarica, mi ricarica, mi diverte. Soprattutto i balli di coppia, quelli in cui c’è un’ interazione con un’ altra persona ed in due si cerca un equilibrio, un ritmo, un’ intesa e si comunica attraverso il corpo. Una comunità che balla è solitamente allegra e sana.
Una delle cose che adoro di Austin è la musica dal vivo ovviamente…ogni giorno ci sono centinaia di concerti ed eventi, e quando la musica dal vivo si unisce alla possibilità di ballare allora si che godo!
Ogni sera c’è l’imbarazzo della scelta e i posti per ballare sono molti, economici e soprattutto, la cosa che adoro è che non hanno età.
Ieri sera sono uscita con un’amica e siamo finite al White Horse, una specie di enorme saloon con il biliardo, la sedia dello sciu-scià e ovviamente la band dal vivo e la gente che balla.
Sono stata invitata a ballare da un simpatico settantenne dalla camicia rosso fuoco e gli stivali a punta così lustri che brillavano di luce propria!
La cosa divertente del “two step” (così si chiama il ballo, o meglio il passo base che accomuna vari stili) è che è semplicissimo, intuitivo e ci si può divertire anche senza essere dei Fred Astaire, ampliando via via il proprio vocabolario di passi e giravolte.
Ieri sera mentre ballavo ho auto una rivelazione e mi sono detta: “Ma questa roba qui è praticamente come il liscio del nostro Raul Casadei, a parte la lingua!” (N.B. io adoro il liscio, anni addietro ho anche frequentato un corso!). Però noi trentenni italiani non andiamo certo a ballare il liscio il sabato sera! Certo probabilmente siamo così “americanizzati” che l’inglese rende tutto più accattivante quindi il country ci piace e Raul no…ma nel nostro repertorio “tradizionale” ci sono brani davvero notevoli!
La musica country negli Stati Uniti è parte della cultura, il liscio per noi è roba obsoleta. Come mai?
E come mai qui giovani e meno giovani si trovano insieme per ballare la musica di 50 anni fa e in Italia non succede? Come mai per noi il liscio è relegato alle case del popolo o a squallide balere che sanno di naftalina e camicie sintetiche sudate?
La risposta è certamente soggettiva e composita e quindi la lascio a ognuno di voi.
La mia risposta è questa: la differenza la fanno i suonatori! Qui la band è formata da gente che sa suonare e suona per davvero! In italia i gruppi che fanno liscio non suonano, hanno le basi (orrende per giunta!) ed è tutto finto e la cantante tutta fasciata in un improbabile vestito fiammante ha il microfono super “effettato” che sembra la donnina del Luna Park “altro giro, altra corsa, signori!”
Ecco, io penso che il problema sia principalmente questo…la mancanza di qualità. Che peccato!

Ps. oggi è domenica e mi preparo ad andare al Ginny’s Little Longhorn Saloon dove ogni domenica dalle 4 alle 8 fanno il “Chicken shit bingo” (si avete letto bene!)… mettono una gallina sul tabellone con i numeri e dove lei decide di lasciare il suo “bisognino” quello è il numero che vince.
Bisogna riconoscere che questi americani sanno essere molto creativi!

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.