IMG_3490I nostri vecchi sostenevano che il periodo più freddo dell’anno sono “i giorni della merla” che cadono il 29, 30 e 31 del primo mese dell’anno. La tradizione, per la stragrande maggioranza degli anni, viene sempre rispettata e anche per quest’anno sembra che la regola sia più o meno la stessa. Dunque sempre con addosso il cappotto, sciarpa e cappello per sopportare il gelo che già da giorni ci tiene sgradita compagnia; magari pensando: perché sono stati chiamati “giorni della merla”? Il nome deriva da una simpatica, antica leggenda.

Nella notte dei tempi i mesi erano animati. Ognuno di essi aveva un carattere e gennaio era quello più dispettoso. Per diversi anni si divertì a disturbare una merla (che allora aveva il piumaggio chiaro) e faceva diventare, nei suoi giorni, l’inverno mite per ingannare l’uccello che così non faceva scorta di cibo e non si procurava un rifugio. Nei suoi ultimi tre giorni cambiava repentinamente il clima e con le gelate il povero volatile doveva soffrire i morsi del freddo. Ma la merla è un animale furbo e così l’anno successivo non si fece trovare impreparata: accantonò le scorte e aspettò i giorni di freddo. Gennaio rimase così “scornato”, e se ne offese. Per punirla chiese a febbraio (che allora contava 31 dì), i suoi primi tre giorni in prestito che usò per fare venire il gelo. La merla non era preparata a questa novità, ma ebbe lo spirito di trovare subito un rifugio entrando in un camino. In quell’incavo non sentì freddo, ma le sue piume da allora rimasero nere.

La merla si sporcò irrimediabilmente, ma non rassegò dal freddo. Ecco come si dice a Firenze quando il gelo ci intirizzisce fino all’estremo, cioè fino a divenire quasi statue. Proprio come quelle statue di cera che già i nostri trisavoli potevano osservare al Museo di Storia Naturale di Via Romana, oggi più comunemente conosciuta come “Specola”.

Ai nostri nonni dovevano fare una certa impressione quei corpi cerulei, proprio come quelle persone costrette a stare ferme all’intemperie. In certi frangenti la colorazione del nostro corpo ci rende simili a quelle statue come se fatti con il sego, che è il grasso animale molto simile come colorazione e densità alla cera. Da qui il nostro termine rassegare usato più propriamente quando i sughi e simili intingoli culinari si raffreddano e si solidifica la patina di grasso.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.