Sono morti a fine agosto, a due giorni di distanza uno dall’altro, il 26 e il 28. Con Neil Simon e Silvano “Nano” Campeggi, abbondantemente ultranovantenni, se ne sono andati due degli ultimi esponenti di un cinema che non c’è più.

Neil Simon, grande commediografo del secolo scorso, è stato uno dei più brillanti sceneggiatori che il cinema (e ovviamente il teatro) abbia conosciuto. Il suo modo di costruire trame basate su equivoci e situazioni paradossali, con dialoghi all’insegna di un umorismo lieve, ma mai banale, ha caratterizzato un intero genere cinematografico, quello delle commedie americane.

Titoli come «A piedi nudi nel parco», «La strana coppia», «Appartamento al Plaza», «Bastano tre per fare una coppia» hanno rappresentato, in maniera acuta e ironica, la società piccolo borghese americana della seconda metà del novecento.

Silvano Campeggi, fiorentino D.O.C., è stato l’ultimo esponente di una categoria professionale che non esiste più da parecchi lustri: i cartellonisti. Il loro ruolo era quello di sintetizzare in un’immagine, la locandina, un intero film. Un buon cartellonista doveva essere un bravo pittore, ma anche avere una sensibilità e un’attenzione ai gusti del pubblico e a ciò che avrebbe potuto esercitare richiamo sui potenziali spettatori. Tecnica, sensibilità, comunicazione e marketing erano le componenti che caratterizzavano il lavoro del cartellonista: una somma delle caratteristiche di un grafico e di un pittore.

Innumerevoli i film diventati celebri anche grazie alle sue locandine (in carriera ne ha dipinte oltre 3.000), tra i quali «Via col vento», «Casablanca», «Ben Hur» e «Colazione da Tiffany».

Sarà un caso, ma nel giro di poche ore ci hanno lasciato due artigiani di un cinema che non c’è più, un cinema che i mutati gusti del grande pubblico e l’evoluzione della tecnica hanno relegato alla seconda serata di Retequattro, ma che resta nei cuori di molti amanti del cinema dei tempi d’oro.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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