«Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica» è il titolo di un disegno di legge (con prima firmataria l’Onorevole Adele Gambaro di Scelta Civica) che ha come scopo quello di (cercare di) contrastare la crescente diffusione di quelle che, dalla stampa tradizionale, sono spesso definite “bufale in rete”, espressione che forse tende a sminuirne la portata: le notizie false sono a tutti gli effetti strumenti di disinformazione, quando non addirittura di diffamazione.

Al di là del contenuto dello specifico disegno di legge e al di là di quelle che saranno gli italici approcci, che alla fine probabilmente coinvolgeranno nella responsabilità, oltre agli autori/diffusori, anche i gestori delle piattaforme, gli intermediari e quanti più soggetti possibile, all’insegna del “tutti colpevoli, nessun colpevole”, il segnale che le istituzioni danno è comunque concreto: i social network e le piattaforme on line sono diventati a tutti gli effetti mezzi di informazione e chi crea e diffonde informazioni false deve essere punito, con sanzioni amministrative, nelle forme più lievi, e con procedimenti penali, nei casi più gravi.

Se per fare questo passo sia necessario introdurre nuove norme o semplicemente estendere alcune di quelle esistenti alle piattaforme che veicolano informazioni, saranno i giuristi e gli addetti ai lavori a deciderlo. L’intento dei firmatari è contrastare la diffusione incontrastata di notizie infondate.

Il problema, purtroppo, a giudizio di molti è a monte. Troppi frequentatori delle piattaforme social le utilizzano come strumenti di informazione, assumendo come vere, in maniera spesso totalmente acritica, tutte le informazioni che trovano sui propri “percorsi di navigazione”.

Basterebbe un minimo di senso critico per verificare la fonte di un’informazione, o anche semplicemente per cercare un riscontro nelle agenzie di stampa o nelle testate on line, ma questo approccio è spesso in contrasto con la superficialità e la frettolosità della fruizione del mezzo social.

Ancora una volta ci si trova a dover sopperire con leggi specifiche alla mancanza di educazione all’uso degli strumenti da parte dei fruitori, dove per “educazione” si intende, letteralmente, la metodica applicazione dei principi d’uso del mezzo di cui si vorrebbe fruire.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.