02“Se qualcuno si è appena lasciato può tornare a casa, gli rimborsiamo il biglietto”. Parola di Bobo Rondelli, che non ha problemi ad ammettere che le sue due ore di concerto su Piero Ciampi non sono per deboli di cuore.

A fare da teatro al suo omaggio a Ciampi, e non solo a lui (“dovremmo farci chiamare gli Sciacalli”), è stata la bellissima Sala Vanni in piazza del Carmine, un posto dove un concerto te lo gusti davvero con piacere. Ma se sul palco c’è Bobo poco importa dove sei, vale sempre la pena. E non devo essere l’unica a pensarlo, dato che Firenze lo ha abbracciato con due sold out. Due ore in silenzio ad ascoltare solo la sua voce, e davvero poco altro di sottofondo, intervallata dalle risate di una platea che conosce quel livornese, e non può fare a meno di adornarne la genialità grezza e sfacciata, quanto elegante e corposa, un po’ come il vino rosso che beveva sul palco.

Il silenzio ammirato del pubblico si è interrotto nel finale, quando Bobo ha deciso di concludere con Fabrizio. “Questa la cantate con me, tanto la conoscete tutti”. La Sala Vanni si è riempita delle note della Canzone dell’amore perduto e sì, la conoscevamo tutti. Tanto che Bobo ha appoggiato il microfono sul palco, e ha lasciato fare a noi.

Non succede tutti i giorni di trovarsi in mezzo a duecento persone che che sanno rispondere a quel tipo di chiamata, semplicemente perché fa parte del loro bagaglio, perché è naturale conoscere quelle parole e poterle cantare. Non succede tutti i giorni di sentirsi al posto giusto nel momento giusto. Peccato, perché è proprio una bella sensazione.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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Seguirà buffet

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Che bel fior