LEONIL’autunno con le foglie che cadono rende l’asfalto scivoloso per chi utilizza mezzi a due ruote. La voglia di girare per la città in bici però non viene a mancare. Qualche giorno fa sono rimasto colpito da una via, nel pieno centro di Firenze, a cui non avevo mai prestato attenzione: Via dei Leoni. La curiosità mi ha portato a documentarmi sulla bizzarra storia che si cela dietro il nome della strada. Mentre il giglio ha sempre rappresentato lo stemma della nostra città, il “leone” è sempre stato il simbolo naturale di Firenze; forza, maestosità, potere. Firenze è piena di Marzocchi, tipico leone fiorentino con la zampa destra alzata che sorregge lo scudo bianco col giglio rosso. I fiorentini non si accontentavano di avere solamente leoni in pietra e visto che Roma aveva come simbolo la lupa e teneva delle lupe vive in gabbia in Campidoglio, la città gigliata non voleva essere da meno. Nel 1300 sotto Palazzo vecchio, giusto nell’attuale via dei Leoni, avevano posizionato delle gabbie con dei leoni vivi. La leggenda vuole che un giorno, per la distrazione di un guardiano, uno dei leoni uscì dalla recinzione correndo per la via e portando lo scompiglio totale. Giunto in via della Ninna, il leone che in realtà era una leonessa, si accostò ad un bambino di circa un paio di anni che giocava nel mezzo della strada. Le urla di terrore delle donne si levarono alte e in particolare una di loro si strappò vestiti e capelli dalla paura: era la madre del piccolo. La leonessa attirata dalle grida della donna, con la bocca prese il bimbo per la collottola e avvicinandosi alla madre lo posò delicatamente ai suoi piedi. Quel pargolo si chiamava “Orlandino” e divenne presto l’eroe, il “miracolato”. Ricevette regali e persino palazzo della Signoria gli stabilì un vitalizio perché potesse studiare e vivere una vita dignitosa.

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