Questa settimana ho voluto provare a cucinare un piatto mediorientale, molto diffuso anche da noi: le felafel, polpette di ceci o fave. La loro origine è da ricercare in Egitto, tra la popolazione cristiana Copta; era una pietanza molto utilizzata durante le festività religiose, infatti sostituiva la carne nei giorni di “magro”. Piatto che si è  diffuso molto nel mondo arabo ed ebraico.

La ricetta che ho utilizzato io e che vi propongo, è di origine ebraica.

Ingredienti:

Ceci 600g
Uova 2
Cipolle 2
Aglio 2 spicchi
Coriandolo/prezzemolo un mazzetto
Sale e pepe q.b.
Olio extravergine di oliva q.b.
Olio di arachidi o di girasoli per la frittura q.b.

Mettete a bagno i ceci per almeno 12 ore (personalmente vi consiglio un bagno più lungo, anche fino a 24 ore), asciugateli molto bene e passateli sotto un matterello, cercando poi di togliere la pellicina, questo passaggio è noioso e difficile, non ho avuto tutta questa pazienza, ma se riuscite a farlo avrete una polpetta più morbida e delicata.

Intanto tagliate le cipolle a striscioline e mettetele in una casseruola con un filo d’olio EVO, fate cuocere a fuoco lento fino a che non saranno morbide. Tritate il prezzemolo e i due spicchi d’aglio.
Prendete il mixer, mettete ceci, cipolle cotte, prezzemolo e aglio tritati e frullate. Alla fine, aggiungete sale, pepe e le due uova, finendo di amalgamare bene il tutto .

Mettete il composto a riposare in frigo per almeno un’ora.
Ultima fase: con il composto fate delle palline di dimensioni tipo quelle da ping pong e friggetele nell’olio ad una temperatura di 160° circa.
Sono buone sia calde che a temperatura ambiente, potete accompagnarle con dell’hummus, salsa sempre a base di ceci, ormai facilmente reperibile in commercio, ma che sarà anche oggetto della prossima ricetta che vi proporrò.

Buon appetito e, come sempre, … fatemi sapere!

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.

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