Più che mai in questo periodo è consigliabile tenere la televisione spenta, per evitare i consueti servizi sulle solite banalità del periodo. Prima le imperdibili notizie natalizie, con dovizia di statistiche su quanti preferiscano il panettone al pandoro, con buona pace degli amanti del torrone che vengono regolarmente ignorati, più o meno come i civatiani alla Leopolda.

Passato il periodo natalizio, in attesa dei preziosi consigli dietetici su come riprendersi dalle abbuffate delle feste, arrivano gli elenchi, le classifiche e gli anniversari che hanno caratterizzato l’anno agli sgoccioli.

Non volendoci allontanare troppo da queste rassicuranti abitudini, e non volendo dispensare consigli dietetici, onoriamo il periodo dedicando queste righe a qualcosa che ben ne rispecchi lo spirito: morti, scioglimenti e affini.

Ecco quindi quattro ricorrenze del 2015 che meritano un ricordo. Ovviamente in ambito rock.

1 – 30 anni fa, il 13 luglio 1985, andò in scena l’evento musicale più importante di sempre: il Live Aid. Quattro location con esibizioni in contemporanea (Londra, Filadelfia, Mosca e Sidney) per raccogliere fondi a favore dell’Etiopia, vittima di una carestia che stava decimando la popolazione. Oltre cento paesi collegati via satellite con un pubblico stimato di circa due miliardi e mezzo di persone. Sedici ore nominali (ma vista la contemporaneità di alcune esibizioni, in realtà molte di più) di concerto. Tutti gli artisti più rappresentativi (e non solo) degli anni ottanta (e non solo), in alcuni casi con duetti e partecipazioni inediti. Uno sforzo artistico e un’organizzazione mai visti in precedenza, con una realizzazione tecnologicamente all’avanguardia per l’epoca. Un dispiegamento di mezzi e numeri tali da ridurre Woodstock, l’evento musicale più importante fino ad allora, a una sagra di paese.

2 – 35 anni fa, l’8 dicembre del 1980, veniva ucciso John Lennon, per mano di uno psicolabile che con quattro proiettili tolse al mondo una figura controversa, a volte sopravvalutata, ma indubbiamente fondamentale per la musica e non solo. Il ruolo di Lennon si spinge oltre i confini artistici, avendo rappresentato per molti anche un punto di riferimento politico per le sue idee, le sue prese di posizione e il suo comportamento. La scomparsa, come spesso accade, lo ha consacrato definitivamente come una delle figure più importanti del secolo scorso.

3 – 35 anni fa, il 4 dicembre del 1980, veniva ufficialmente annunciato lo scioglimento di uno dei gruppi più importanti della storia del rock: i Led Zeppelin. Poche settimane prima era scomparso John Bonham, insostituibile batterista della band inglese. Senza di lui lo spirito del gruppo non avrebbe potuto sopravvivere. Un periodo fondamentale si era concluso per non riaprirsi più. Qualche sporadica esibizione nei decenni successivi (memorabili quella del 1985 al succitato Live Aid con Phil Collins e quella del 2007 a Londra con Jason Bonham, figlio di John), ma nessuna speculazione opportunistica con tentativi di sopravvivenza forzata. Anche questo ha contribuito al consolidamento del mito.

4 – 40 anni fa, il 22 maggio 1975, a Besançon andava in scena la data conclusiva del tour di The Lamb Lies Down On Broadway, nel quale Peter Gabriel si esibì per l’ultima volta dal vivo con i Genesis. È stata la fine di quello che, per molti, è il periodo d’oro del gruppo forse più importante della scena del rock progressivo. Abbandonare una band all’apice del successo è stato sicuramente un atto coraggioso, ma vista la successiva carriera solistica di Gabriel, si è rivelata una scelta vincente. La storia ci dice che nei successivi quarant’anni Gabriel avrebbe costruito una carriera solista di maggior spessore artistico rispetto a quella degli ex compagni, che si sono comunque consolati con un successo commerciale che li ha resi ricchi e (ancor più) famosi.

Molte altre ricorrenze sarebbero da ricordare in questa fine anno, ma come i civatiani preferiamo non esagerare e mantenere un basso profilo.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.