In questi giorni il complesso di Sant’Orsola, presso San Lorenzo e il Mercato Centrale, è tornato a far parlare di sé. Comitati cittadini spingono per la riqualificazione del grande edificio che giace in abbandono da troppo tempo. Tuttavia, i problemi sono ancora molti ed il cammino per il recupero del complesso pare ancora lungo. Da alcune parti politiche è stato auspicato che le ossa ritrovate nello scavo possano essere davvero quelle di Monna Lisa (Lisa Gherardini), in modo da poter coinvolgere interessi e risorse internazionali sul recupero di Sant’Orsola.
Per capire meglio la questione di Monna Lisa, riprendiamo l’intervista con l’archeologa Valeria d’Aquino che si è occupata dello scavo di Sant’Orsola (la prima parte dell’intervista potete leggerla qui). Ci eravamo fermati proprio sulla questione delle sepolture ritrovate (in corsivo alcune spiegazioni ai termini più ‘archeologici’).

Lo scavo ha quindi riportato alla luce 8 sepolture e tutte all’interno della chiesa del Convento. A questo punto è essenziale capire di che epoca siano queste sepolture e se sono compatibili con il periodo di vita di Lisa Gherardini, morta nel 1542.
Sei delle otto sepolture sono in fossa (ossia il defunto è deposto in una fossa scavata nella terra), mentre due sono all’interno di un cassone funerario (ossia in strutture ipogee in laterizio o pietra per sepolture multiple). Soprattutto quelle in terra sono certamente privilegiate, perché disposte nell’area presbiteriale, con il medesimo orientamento ed il cranio rivolto verso l’altare.

Può dirci se è possibile datare queste sepolture in base ai dati archeologici?
Lo studio dei reperti e della documentazione di scavo è ancora in corso, ma i materiali che rappresentano gli indicatori cronologici più significativi (ceramica e monete) indicano per le sei sepolture in fossa un arco cronologico compreso fra la fine del 1300 alla prima metà del 1400. Le altre ritrovate nel cassone funerario presentano una datazione più problematica.

Quindi la vicenda delle ossa di Monna Lisa rimane aperta, anche se le probabilità di trovare un riscontro col DNA non sono, mi pare, altissime. Quali altre cose importanti sono state portate alla luce dallo scavo?
Il dato più significativo è il rinvenimento di un gruzzolo di monete all’interno della pedana d’altare, interpretabile come un rituale di fondazione (ossia di cerimonie che avvenivano in fasi importanti della costruzione che prevedevano la deposizione nel terreno di monete o altri oggetti). Altro elemento da approfondire è certamente quello connesso alle pratiche funerarie tre-quattrocentesche nell’ambito nei contesti conventuali femminili. Ed ancora, andrà esaminato il rapporto tra le trasformazioni edilizie della chiesa e del complesso e quello dell’ordine di appartenenza del monastero, che nel 1435 da benedettino diviene francescano, ed infine quello dello “sdoppiamento della chiesa” e della traslazione dell’altare nel periodo della Controriforma.

Quindi, anche senza ossa di Monna Lisa, si tratta di un’area archeologica interessante e degna di essere aperta al pubblico?
Assolutamente sì. Come ho già detto, speriamo possa essere un punto fermo importante nella lunga vicenda della riqualificazione di Sant’Orsola. Con la pubblicazione dei dati di scavo possiamo, intanto, rendere noti alcuni risultati e contribuire alla Storia della città basso medievale (gli ultimi secoli del Medioevo), che è poi uno dei periodi di maggiore importanza per Firenze.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.