Quando si parla di scuola, si aprono innumerevoli universi fatti di cose positive e cose negative. L’annosa questione delle supplenze, è vista da molti genitori come una catastrofe da scongiurare puntualmente. 
Dal mio punto di vista non penso sia una cosa negativa, anzi in un certo senso, penso sia  molto positivo variare e intervallare saltuariamente la figura dell’insegnante durante l’anno scolastico. Questa possibilità a mio avviso, dovrebbe esser vista come stimolo per i bambini, non solo per fare e svolgere materialmente cose diverse, ma per sperimentare relazioni differenti a seconda delle maestre che si trovano di fronte i ragazzi. I bambini infatti, imparano a calibrarsi in maniera diversa a seconda delle persone che hanno davanti, a seconda dell’autorevolezza che sperimentano di volta in volta. Per questo, la questione supplenze, la vedo come una possibile fonte di arricchimento, non una tremenda disgrazia da scongiurare più della peste.

Continuità didattica? Sicuramente penso che non sia importante la maestra in quanto tale, ma che questa importante figura, se pur variabile nel corso degli anni, garantisca certi requisiti standard, che a mio avviso sono alla base, per tutti quelli che vogliono chiamarsi insegnanti. La maestra (per le scuole materne ed elementari) deve essere amorevole, gentile, paziente, rispettosa, educata e perseverante.

Io sono una convinta sostenitrice dell’importanza di mandare i bambini dopo il primo anno all’asilo nido, perché gli ambiti d’apprendimento del bambino (cognitivo ed emotivo), sono stimolati in maniera maggiore, rispetto allo stare a casa con genitori, nonni e tate. (vedi articolo)

Ieri ho fatto la mia prima supplenza.
Vi chiederete, come mai, una giornalista televisiva, blogger, faccia anche la supplente.

La mia formazione universitaria in Psicologia, mi consente di poter insegnare in certi tipi di scuole, istituti comprensivi statali e comunali, mi piacciono molto i bambini e per questo ho dato la mia “messa a disposizione” per le supplenze, e così mi hanno chiamata per sostituire 3 giorni, un’ insegnante di una scuola materna dell’infanzia fiorentina.

L’esperienza è stata fantastica, mi è capitata una classe mista, ovvero con bambini che oscillano dai 3 ai 6 anni d’età.
Appena sono arrivata la bidella mi accoglie dicendomi che la classe “non era delle più facili”, anzi con la presenza di soggetti difficili…ed ho subito pensato: “Eccoci iniziamo bene”…
invece con mia grande soddisfazione le cose sono andate molto bene.
Non c’è niente di peggio del pregiudizio, odio gli stereotipi, perciò, ho provato a non farmi influenzare. All’inizio, appena sono entrata, un gruppetto di bambini, tra cui molte femmine mi ha accolta con un caloroso abbraccio, e subito questa cosa mi ha sciolta. Poi, senza tanti preamboli, mi hanno consegnato la classe, indicandomi gli elementi più turbolenti, che ben presto ho capito essere bambini come gli altri, che avevano solo bisogno di una fisicità maggiore, rispetto agli altri. 

Ho subito cercato di entrare in  farli divertire, proponendo attività nuove, e lodandoli ogni qual volta potevo, e così anche una classe “più difficile” può diventare una “classe modello”. Ovviamente queste cose non si realizzano in pochi giorni di lavoro, ma in un contatto continuo, fatto di pazienza, sacrificio e perseveranza, virtù che ogni maestra/insegnate dovrebbe avere.
Insegnare secondo me è una vocazione, una professione per la quale devi sentirtici portata, proprio come quella medica, perché in entrambi i casi sono mestieri nei quali devi avere a cura, forse più di te stesso, il prossimo, che siano pazienti o bambini.  Per quanto ho visto, le cose non vanno sempre in tal senso, certe persone, dovrebbero fare un altro mestiere, perché non propriamente portate per questa professione. Il ruolo della maestra è fondamentale nell’educazione e nella formazione personale di un bambino, a volte anche solo l’etichettare una classe o un bambino, può fare più danni della grandine, perché gli equilibri sono molto delicati e i bambini sono spugne, assorbono tutto, oltre al fatto che sono molto sensibili e capiscono anche le sfumature, spesso molto più degli adulti.

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