Non dovremmo aver paura del 25 aprile anche se è una storia piena di morti e di feriti, di vento che soffia forte, di prati pieni d’erba, di persone dentro campi di tortura, di filo spinato, di piccole luci nel buio della notte su per le montagne, di esplosioni assordanti che le spengono, di pagine scritte senza sapere se sarebbero mai state lette, di spari ad altezza di bambino sui muri di piccole città. E di sangue. Di tanto sangue. Non ne dovremmo aver paura, ma celebrarla, perché è anche una storia fatte di eroi senza nome, di persone piccole che si fanno grandi, di cieli stellati e di discorsi nel silenzio della sera su come disegnare il mondo. Di chi, nonostante il rumore tagliente delle mitraglie, decise di non arrendersi.

Non dovremmo aver paura del 25 aprile e non dobbiamo lasciarla diventare una piccola fiaba che ci racconta qualcosa che sembra lontano, come un vecchio libro di storie spazzate via dal vento. Come pagine strappate o come memorie rotte e perdute come satelliti nelle galassie.

Ma tutto purtroppo sembra sparire di più ogni 25 aprile.

E mentre la marea delle cose dimenticate sale, ci sono gruppi di persone in giro per il mondo che si stanno unendo e che fanno delle liste. Ci sono nomi di paesi gridati nelle piazze e scritti nelle leggi. Persone dietro muri e fili spinati. Titoli di giornale contro gli immigrati. Persone in divisa che vanno a svegliare la gente alle tre del mattino con la scusa della sicurezza. Chi non vuol far parlare gli altri. Partiti che fanno finta di non essere partiti per aggirare le regole. Chi sta urlando che tutto è da buttare. Chi sta lottando contro la democrazia costruita quel giorno. Chi dice come allora che non può succedere.

No, non dobbiamo aver paura del 25 aprile, ma del nostro desiderio di dimenticare in tutti gli altri giorni, della voglia di trasformare la resistenza in una fiaba senza significato. A questo dobbiamo resistere oggi se non vogliamo cedere all’odio che ci perseguita e ci insegue da sempre nella storia.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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