Sembra che funzioni. Da un mese a Seattle c’è un supermercato molto particolare, perché non ha file di carrelli all’ingresso, ma soprattutto non ha casse alle uscite. Un cliente entra, gira per gli scaffali, prende i prodotti che gli interessano, li mette direttamente nella propria borsa, sacchetto o quant’altro, si dirige verso l’uscita e… semplicemente se ne va. Dopo qualche istante riceve sul suo smartphone la ricevuta della sua spesa.

Com’è possibile tutto ciò?

Innanzitutto l’utente viene individuato all’ingresso, dove per entrare deve superare dei tornelli, grazie ad un QRcode, visualizzato nella propria app. Se i tornelli si aprono il cliente è stato riconosciuto e può rimettere lo smartphone in tasca, perché non serve più.

Successivamente i movimenti del cliente lungo le corsie del supermercato vengono monitorati attraverso centinaia di telecamere poste nel soffitto.

La miriade di sensori sugli scaffali permette di capire quale prodotto è stato preso. Da notare che il prodotto viene inserito nel carrello virtuale solo se non viene riposto sullo scaffale (non è che venga addebitato un prodotto per il semplice fatto che il cliente lo ha preso in mano per leggere l’etichetta).

I tornelli all’uscita registrano l’evento di fine spesa e generano l’addebito sulla carta di credito, con successivo invio della ricevuta.

Non è ancora chiaro se sia uno sfogo tecnologico fine a se stesso o se questo esperimento rappresenti una nuova tipologia di supermercato che si diffonderà in futuro, fatto sta che Amazon, con questo nuovo supermercato, denominato Amazon Go, continua nella propria costante ricerca di soluzioni sempre più innovative e sempre più “user-friendly” da proporre ai propri clienti.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.