Copyright foto REUTERS by Jason Redmond

Ad otto mesi di distanza dall’apertura del primo supermercato senza casse al mondo, Amazon Go, è lecito chiedersi se la formula ha ottenuto il successo sperato.

La risposta è inequivocabile: molto di più.

Nel giro di pochi mesi, infatti, i supermercati Amazon Go sono diventati 3 nella sola Seattle, ai quali se n’è di recente aggiunto uno a Chicago.

Quello che indiscrezioni dei soliti ben informati fanno intuire, però, è un futuro colossale investimento in questo settore. Sembra infatti che debbano essere addirittura 3.000 i supermercati Amazon Go che apriranno entro il 2021.

Evidentemente il mercato si è dimostrato molto favorevole a questa innovativa formula di commercio al dettaglio, che coniuga i vantaggi dell’off line (possibilità di scegliere e toccare con mano i prodotti che si stanno acquistando) con i vantaggi dell’on line (semplicità e velocità di pagamento, assenza di attese e tempi morti).

I supermercati tradizionali dovranno necessariamente trovare una strategia alternativa (offrire nuovi servizi) oppure adeguarsi alla nuova metodologia (niente code e niente casse), altrimenti sarà difficile pensare che possano fare concorrenza ad un supermercato che, per sua natura, elimina attese e tempi morti.

Il colosso americano Walmart, per primo, ha annunciato la scorsa estate un accordo con Microsoft, proprio per realizzare supermercati che non necessitino di casse.

Amazon Go, quindi, passa dallo stadio di esperimento ad un vero e proprio nuovo modello per la grande distribuzione organizzata.

Viene da chiedersi quali conseguenze questo fatto possa comportare nelle abitudini dei clienti. Se ci si abitua a non fare code e a non “aspettare il proprio turno” in un supermercato, c’è il rischio che nasca una naturale insofferenza per le attese anche nel caso di acquisti in negozi tradizionali, dove magari il supporto di un addetto alla vendita è assai utile.

È lecito supporre che ci saranno conseguenze sociologiche e non solo economiche per una rivoluzione di tale portata.

Noi italiani, come sempre in “seconda linea” su questa tipologia di cambiamenti, aspettiamo di vedere come si svilupperà il nuovo mercato, con la curiosità tipica del nostro spirito tecnocratico e la perplessità sincera del nostro pragmatismo

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.