Quanto sarebbe bello se qualcuno gli facesse trovare un bel panino al salame o al prosciutto; o anche solamente un po’ di schiacciata con un goccino di “quello buono”. Invece no, maledizione: tutti fedeli alla tradizione che impone latte e biscotti. Spuntini tutti uguali, lasciati vicino al camino o sotto all’albero di Natale; rinsecchiti avanzi di libagioni caratterizzate da prelibati manicaretti e annaffiate da fiumi di buon vino, altro che stucchevoli dolcetti e liquido biancastro.

Questa sarebbe la ricompensa dopo che uno si è fatto il mazzo per 364 giorni a preparare pacchetti e pacchettini? Perché intendiamoci, fare poco meno di cinque milioni e mezzo di pacchetti al giorno è un lavoraccio. Del resto bisogna raggiungere la ragguardevole cifra di due miliardi di regali. Già, perché gli squittenti esserini da soddisfare in una sola notte sono circa due miliardi.

I marmocchi, poi, non li freghi mica. Non puoi promettere regali futuri. Non ne vogliono sapere della gallina domani: loro vogliono l’uovo oggi.

Così uno si trova in poche ore a doversi macinare decine di milioni di chilometri con una slitta stracarica (almeno due milioni di tonnellate, calcolando una media di un chilogrammo a pacchetto) che fa obiettivamente fatica a raggiungere la velocità della luce. Sarà molto diverso quando la guida autonoma permetterà di utilizzare più slitte contemporaneamente, ma per ora non se ne parla.

Poi, dopo la sfacchinata di una notte, arriva la parte più irritante: i suggerimenti dispensati dai media su come recuperare la forma fisica dopo gli eccessi delle feste. Ma ci si rende conto di come si riduca il fisico di un povero vecchietto dopo aver ingurgitato oltre ottocento milioni di spuntini? Già, perché anche se in una casa ci sono in media 2,36 bambini, quindi fortunatamente un solo spuntino, si tratta di ingerire svariate decine di miliardi di calorie: un apporto da far stramazzare al suolo qualunque dietologo. Senza contare che ingerire oltre cento milioni di litri di latte in poche ore garantisce che da Santo Stefano all’Epifania la maggior parte del tempo la si passi inesorabilmente in bagno.

Oltre al danno, poi, ecco che arriva la beffa: ai fini statistici uno risulta regolarmente occupato anche se svolge le sue mansioni un solo giorno all’anno, ma ai fini previdenziali viene conteggiato un solo giorno di lavoro (e quindi di contributi) all’anno.

Così quota 100 significa dover lavorare fino almeno all’età di 99 anni.

C’è da stupirsi che continui ad augurare “Buon Natale” e non un più idiotically correct “Buone feste”.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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