È passato un giorno dal gesto più epico e dal momento più romantico degli ultimi venti anni di calcio.
Ed io, sinceramente, continuo ad emozionarmi ogni volta, rivedendo quel portiere, così a lungo contestato, esultare, spinto da un’euforia contagiosa. Lo stadio che impazza, i bandieroni che sventolano, i giocatori che non sanno dove correre per festeggiare.
E chi se ne frega se è un punto in quindici partite e se l’anno prossimo si giocherà di nuovo il sabato, in Serie B. Perché il calcio è questo: si va allo stadio, si fanno chilometri in treno o semplicemente si seguono le partite in un pub, con gli amici, per vivere soltanto quei venti secondi che ricorderai per sempre. L’euforia, la calca, il boato: l’emozione ha quei suoni così assordanti da non saperli distinguere.
Come un quadro di Mondrian, il finale dei Soliti Sospetti, l’album ‘Back in Black’ o un bacio ricevuto sotto le coperte, mentre fuori piove e fa freddo: il gol di Brignoli è stato arte, è stato un sogno materializzato, come se per una volta le tue speranze si fossero concretizzate in un solo gesto.
Guardo il braccio e vedo soltanto, ancora, la mia pelle d’oca. Perché la storia la fanno gli antieroi.

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Paul Popol

C’è solo una cosa che “odia” più dei carciofi: la Juve.