Utopica Mente

Emmanuel Di Giacomo, è un architetto franco-italiano laureatosi nel ’93 alla Scuola di Architettura di Parigi Tolbiac. È stato allievo di Paul Maymont, uno dei più famosi utopisti degli anni ’60. Vive a Parigi.

Mi ci sono imbattuto per caso, nelle mie peregrinazioni internettiane, alla perpetua ricerca di immagini che mi stimolino l’immaginazione e la fantasia. Cercavo qualcosa che potesse rappresentare l’idea di come mi piacerebbe che fosse affrontato, sopratutto nelle città storiche,  il progetto di architettura e l’urbanistica. Che avesse la forza di farlo capire con immediatezza. E, infatti, ho già utilizzato una sua rappresentazione per un vecchio articolo La mia città ideale in cui provo a spiegare questa idea. Sono rimasto subito colpito dalla sue rappresentazioni grafiche di città utopiche. Dalla potenza e dalla chiarezza dei suoi progetti. C’è utopia non solo nel procedimento (progettare edifici basandosi sulla planimetria consolidata di città storiche), ma anche nella forma rappresentativa: edifici semplici, futuristici, puliti. Eterei. Nel 2009 progetta la sua prima Città Utopica basata sulla planimetria di Roma. Ha dedicato al suo lavoro una pagina Facebook, Revit Architecture-Utopic City. Che piace a oltre 93.000 persone !!!

Emmanuel ha iniziato a sviluppare il concetto di città e di palazzi utopici già da ragazzo, con disegni e schizzi manuali.  Ama progettare, disegnare dappertutto ispirandosi al mondo industriale, ma anche alla natura. È un esperto di disegno al computer (CAD) in 3D utilizzando il software Revit (sistema BIM evoluto).

Che significato può avere oggi giorno progettare una città utopica?

Progettare una città utopica ha un significato di fede nel futuro. Nella possibilità per l’essere umano di immaginare nuovi modi di vivere, nuovi spazi rispettosi dell’ambiente dove, per esempio, la mobilità non sia più un inferno. Un mondo gradevole, moderno, umano. Democratico. L’Utopia è l’Energia che ci permetterà di reinventare nuovi modelli di società. Nuove città, nuovi spazi urbani, nuovi rapporti umani e un diverso e migliore rapporto dell’uomo con la natura.

Perché la creazione di città futuristiche di “Revit Architecture” riscuote così tanto consenso?

Di sicuro è un insieme di fattori che permette questo consenso. Direi che risponde ad un generale bisogno d’espressione poetica, di nuove forme, di spazi urbani e luoghi originali, di edifici talvolta eterei, talvolta brutali ed imponenti. Ho saputo di persone che diffondono spontaneamente la conoscenza del sito ai loro amici. Persone che aspettano sempre con ansia le nuove immagini. Forse questo tipo di rappresentazione, bianca, dolce, con questa luce quasi divina, la cui realizzazione è consentita dagli strumenti digitali, genera un forte sentimento d’attrazione e di emozione nel subconscio dell’osservatore.

La tua prima città ideale è progettata sulla planimetria urbana di Roma. Sarà mai possibile un innesto di architettura contemporanea (e futuristica) su un tessuto fortemente storicizzato come quello di molte città italiane?

Si, esatto, è stata progettata sulla planimetria di Roma che è il più bel teatro urbano, architettonico ed urbanistico di tutti i tempi. Per immaginare un innesto di architettura contemporanea e futuristica di questo tipo, ci vorrebbe un grande coraggio: da parte della politica, degli architetti e anche della gente. E non si può certo dire che il coraggio sia uno degli aspetti che contraddistinguono il nostro secolo e noi contemporanei!
Se penso all’Italia poi il paradosso è enorme. Perchè leggendo le novelle di Dino Buzzati e i romanzi del grande Italo Calvino, già ai loro tempi c’era questa forte idea di città utopica: edifici alti, viali con grandi macchine volanti, palazzi industriali immensi, città invisibili… è davvero difficilmente comprensibile come l’Italia, con la forza di questi autori, con l’opera dei Futuristi all’inizio del secolo XX°, con movimenti Italiani come la Tendenza in Architettura, abbia potuto mollare sulla creazione di nuove città e lasciare queste prerogative ad altri paesi.

Edifici storici ed edifici contemporanei (e futuristici) possono convivere nei centri storici? Oppure è un’eresia?

Si, ovviamente, possono convivere. Un edificio contemporaneo sarà sempre, prima o poi, il passato di un futuro… La contemporaneità è una boccata d’ossigeno che permette alla città di vivere, di esplodere e di reinventarsi. Prendiamo il  Centre Pompidou a Parigi. È  l’esempio di quel tocco di contemporaneo che mancava alla città. Ma anche la Piramide del Louvre, la recente Cité de la Mode et du Design sempre a Parigi. Sono tutti esempi di una bellissima convivenza tra opere giovani e lo scrigno classico che le ospita… E poi, l’eresia del contemporaneo fa nascere dei miracoli incredibili: la Torre Eiffel, la Freedom Tower, la Shard Tower… Un mondo senza follia sarebbe molto triste.

Hai visto il concorso che TuttaFirenze.it ha bandito per l’idea del nuovo stadio di Firenze. Votazioni on-line e grande successo di partecipazione. Gli architetti propongono l’idea (anche abbozzata), la gente vota. Poi si porta all’esecutività il progetto. Pensi che questo modello di proposta urbanistica/architettonica possa avere qualche chance di funzionamento?

Si, ho visto e seguito quest’esperienza di democrazia on-line e mi è piaciuta molto. Penso che potrebbe funzionare molto bene a condizione che la rapprentazione del progetto sia sufficientemente elevata per dare un peso alle votazioni e di conseguenza dare legitimità alle scelte del pubblico. Il problema di tanti concorsi oggi giorno è il fatto che sono pianificati, organizzati e decisi da un elite che, il più delle volte, ha perso ogni legame con la realtà del quotidiano. Sono elite accademiche lontane dai problemi della gente. Problemi come il trasporto, la qualità dell’ambiente, i prezzi, i desideri, i gusti…

Conosci Firenze, immagino. In tutta sincerità, conosci un edificio contemporaneo di Firenze? Se si, quale?

Sono stato due volte a Firenze, ma parecchi anni fa. Seguo molto l’attualità dell’architettura contemporanea internazionale e non ho mai, purtroppo, sentito parlare di qualcosa di interessante che si stesse costruendo a Firenze.

Cosa porteresti in Francia di Firenze?

Il Ponte Vecchio, il palazzo Medici-Riccardi, i colori delle facciate ed il Duomo.

Quale edificio contemporaneo francese vedresti ben inserito nella nostra città?

È una domanda molto difficile perchè un edificio è sempre il frutto di riflessioni sul luogo, sul suo passato e sul suo futuro. Ma vedrei bene la Passerelle Simone de Beauvoir di Dietmar Feichtinger, e la Cité de la Mode et du Design di Jakob e Mac Farlane. Due edifici che si  adeguerebbero perfettamente alla linearità e alla poesia dell’Arno e di Firenze.

Quale procedimento utilizzi per progettare le tue città utopiche?

Il primo passo è sempre il sogno da sveglio. L’ispirazione presa dalla natura, dagli oggetti, dai ricordi. Poi lo schizzo sul foglio. Cerco di restituire concretamente, e in modo fedele, la mia immaginazione. Poi mi tuffo nell’uso del mio Revit (software cad, n.d.r.). Diventa spesso un vero tormento dal quale non riesco ad uscire fino a quando non sono riuscito a modellare tutta la struttura dell’opera che ho in mente… Con il software giro e rigiro tutti i miei progetti, ne godo tutti gli angoli per essere sicuro del risultato. Il progetto è come se fosse un bambino. Gracile all’inizio, forte e stabile dopo.

Il lavoro di Emmanuel è stato oggetto di mostre internazionali e di riconoscimenti. Al momento sta progettando la seconda Città Utopica basata sulla planimetria di Milano. Uno dei suoi più grandi desideri è quello di realizzare una mostra con l’esposizione dei suoi progetti a grande scala, sui muri dei palazzi di città come Roma, Parigi o New York.

Io nel mio piccolo, quello del nostro giornale TuttaFirenze.it, l’ho sfidato chiedendogli di progettare per noi e per Firenze qualcosa di futuristico, qualcosa che possa dimostrare che l’architettura contemporanea ha diritto di cittadinanza quanto quella del passato in una città come la nostra. Utopia nel Bunker Rinascimentale?

Il sito personale di Emmanuel Di Giacomo:

http://emmanuel.digiacomo.pagesperso-orange.fr/

Tutte le immagini dell’articolo si trovano sulla pagina di Facebook – Revit Architecture – Utopic City

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.

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