P1000926Steve Hackett mancava da Firenze dall’aprile del 2012. In quell’occasione si era esibito, un po’ in sordina, al Viper, di fronte ad un pubblico di poche centinaia di spettatori. Nel frattempo, tre anni a suonare in giro per il mondo, con due edizioni del Genesis Reviseted Tour, hanno adeguatamente rimpolpato le fila dei suoi estimatori.

Ieri (22 settembre), finalmente, il talentuoso chitarrista ex-Genesis è tornato all’Obihall, spazio più adeguato al suo spessore e alla sua storia.

Ad accompagnarlo sul palco una formazione composta da un nucleo di musicisti ben noti ai fans hackettiani: Roger King alle tastiere, Rob Townsend ai fiati e alle percussioni, Gary O’Toole alla batteria e alla seconda voce, Nad Sylvan alla voce, ai quali si è aggiunto il recente acquisto Roine Stolt al basso e alla seconda chitarra.

P1000816L’occasione è quella del tour del suo ultimo disco, “Wolflight”, ma poco cambia, perché la maggior parte di coloro che vanno ai concerti di Steve Hackett desidera riascoltare i brani del periodo-Genesis.

Sono quasi quarant’anni da quando i percorsi artistici di Hackett e dei Genesis si sono separati. La sua produzione discografica come solista si è articolata su una trentina di album da studio, oltre ad una dozzina di live, ma quei sei intensi anni trascorsi nei Genesis restano tutt’ora la sua fortuna e la sua maledizione.

L’altro famoso ex-Genesis, Peter Gabriel, è riuscito a troncare nettamente con il suo passato. La sua quarantennale carriera come solista non ha più ripercorso, tranne alcune rarissime eccezioni, i sentieri dell’ex-gruppo, consentendogli, anche grazie ad un talento straordinario, di affrancarsi completamente da quella esperienza.

Hackett, al contrario, ha sempre dedicato ampio spazio nei propri concerti ai brani del periodo-Genesis e anche la sua produzione discografica solista ha, in più occasioni, riproposto i brani di quegli anni.

Il risultato è che il pubblico si esalta quando nei concerti Hackett ripropone quei brani e il gradimento è, un po’ dispiace dirlo, maggiore rispetto a quello riservato alla sua produzione solista.

Ciò premesso, è doveroso precisare che lo stesso Hackett ama profondamente quella musica. Nonostante da decenni esegua brani come “Firth of Fifth” o “The musical box”, ciò che stupisce è l’entusiasmo con il quale li suona ancora.

Il concerto si articolato di fatto in due parti (“due anime” come ha tenuto a precisare lo stesso Hackett in un incontro pre-show), per quasi tre ore complessive di musica: nella prima parte ha dominato la produzione solista, con un’ampia selezione dei brani della sua ultima fatica alternati a brani tratti soprattutto dai primissimi album, anche in omaggio al quarantesimo anniversario della pubblicazione del suo primo lavoro solista “Voyage of the Acolyte”; nella seconda parte ha dominato la produzione del periodo d’oro Genesisiano, con un occhio di riguardo per gli album del primo periodo. In ossequio ad una recente tendenza, nella prima parte ha spesso ricoperto anche il ruolo di cantante, ma l’impressione è che tale ruolo gli si addica meno rispetto a quello di chitarrista.

P1000563Forse tra le note dei pezzi dei Genesis è nascosto un elisir di eterna giovinezza, fatto sta che quando Hackett si lancia in uno dei meravigliosi passaggi di chitarra di questi eterni classici, il viso gli si illumina, l’espressione si distende; i sessant’anni suonati (in tutti i sensi) scompaiono e al pubblico arriva tutta la gioia di un musicista che sta facendo quello che più ama e desidera: suonare.

All’Obihall gli spettatori hanno potuto vivere il piacere che può dare la musica sia a chi assiste sia a chi suona, che alla fine è l’essenza stessa dei concerti.

 

 

 

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.