L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi (M. Proust)

Niente di più vero. Niente di più vero se si osservano le fotografie zenitali di Franco Zampetti. Un’idea semplice, se vogliamo banale, vecchia come il mondo: guardare dal basso in alto. Capita spesso. Nelle strade, nelle stanze, nei paesaggi sconfinati, a letto. Soprattutto nelle architetture. E, guardando le sue fotografie, scopri che osservare dal basso è perlomeno ugualmente interessante che dall’alto. Se poi sposti l’obiettivo al centro, con millimetrica precisione, si è pervasi dalla stessa sensazione di dominio dello spazio. La stessa che ti fa respirare a pieni polmoni in cima a una cupola o a un campanile. Solo diametralmente opposta. Un salto nell’iperspazio geometrico della prospettiva centrale.

Franco Zampetti è un architetto fiorentino. Mi chiedo: come mai un architetto fa fotografie che finiscono sulle riviste, sulle copertine, sui manifesti e sulle brochure? Non dovrebbe essere un fotografo a farlo? Ma… gli architetti sono tuttologi per formazione o lo sono diventati per necessità. Penso allora alla nefanda situazione di questa professione in Italia. Una situazione che li spinge, e li costringe, ad avere “nuovi occhi”. Ed in effetti conosco bravissimi architetti cuochi, architetti ballerini, architetti DJ, architetti attori, modelli, imbianchini, intagliatori, politici, poeti ed elettricisti. Quindi non mi è difficile pensare ad un architetto fotografo.

Però, nel caso di Franco, niente di tutto ciò. È fotografo per passione. Una passione che lo ha spinto ad approfondire negli anni una particolare tecnica fotografica. Unita alla passione per l’architettura, ne è uscita fuori la fotografia zenitale di architettura.

Lo vado a trovare al suo studio a 3 passi da Palazzo Vecchio, in cima ad un edificio storico da cui si gode una vista meravigliosa. Sembra proprio che non possa fare a meno, nella sua vita, di visuali mozzafiato. Il fiato mozzato ce l’ho io, per i 4 o 5 piani fatti a scale per arrivare fin lassù. Ancora ansimante scopro che la macchina fotografica con cui fa le sue fotografie non è una macchina fotografica.

In che senso? Che macchina fotografica utilizzi?

Non è una macchina fotografica nel senso comune del termine. È un’apparecchiatura che mi ha assemblato un artigiano che ha un laboratorio di costruzioni e riparazioni di strumenti per astronomia, un genio della meccanica. Io gli ho dato i pezzi: l’obbiettivo supergrandangolare da 12 mm, l’otturatore, il magazzino, la base ed altro. E lui ha costruito le parti in metallo occorrenti ed ha assemblato il tutto. Ci ha messo un anno per farlo, perché non gli sembrava che la cosa potesse funzionare, non ci credeva. Quando ho fatto le prime foto e sono uscito dal fotografo col primo rullino sviluppato, sono andato diretto da lui e gli ho detto scherzando: “Guarda che roba! Mi hai fatto perdere un anno!”

Quando ti è venuta l’illuminazione per fare delle foto così?

Ho sempre fatto foto dal basso verso l’alto appoggiando la macchina per terra e utilizzando l’autoscatto. È un tipo di prospettiva che mi ha sempre appassionato. Poi via via ho affinato la tecnica. Qualche anno fa, parlando con un amico veneziano, ho capito come potevo fare e, nel 2007, ho progettato e fatto costruire l’apparecchio.

Quando penso a te che fai queste foto mi viene in mente lo schizzo che Michelangelo fece di se stesso nella posizione, sempre a testa in su, che tenne per anni per dipingere la volta della Cappella Sistina e la descrizione dei dolori che ne derivavano. Come fai a prendere l’inquadratura?

Io non vedo nulla, non ho un’inquadratura. O meglio, l’inquadratura è strumentale, non è ottica. Non c’è mirino e la foto gioca tutto sul corretto posizionamento dell’apparecchiatura. Vai lì, cerchi il centro del soggetto trovando il punto con un piombo laser (un apparecchio che proietta un raggio laser perfettamente verticale n.d.r.). Segni il punto a terra e poi sopra ci metti la macchina, appoggiata sul pavimento. Metti la macchina in bolla (in piano n.d.r.). Misuri con l’esposimetro e scatti la foto con un attuatore per lo scatto remoto, telecomandato, stando distante almeno 4 metri altrimenti entri nella foto. Tutto qua. Nessun torcicollo.

Niente Michelangelo quindi. Solo tecnologia. Ma come fanno a venire foto con un campo visivo così ampio e di forma circolare?

Il giochetto di far venire la foto tonda è dovuto al fatto che nella fotocamera non c’è niente che intercetti l’immagine dell’obbiettivo creando l’effetto rettangolo come nelle macchine tradizionali, che producono foto rettangolari. Tutta l’immagine circolare dell’obbiettivo va sul negativo. Se vuoi è l’uovo di Colombo. Se elimini il formato rettangolare e allarghi il negativo, riesci a prendere molto più campo visivo.

Sei un appassionato di storia di architettura. Con che spirito fai queste foto, prevale l’architetto o il fotografo?

Lo dico sinceramente, io queste foto le faccio più da architetto che da fotografo.

Come dargli torto. Sono immagini fotografiche che, però, raccontano magistralmente e scenograficamente l’architettura. La fotografia è piegata alla rappresentazione di uno spazio architettonico. La visuale è forzata e la prospettiva è tirata al massimo per rendere l’immagine simile a quella del campo visivo a occhio nudo. C’è equilibrio e stasi, ma al contempo accelerazione prospettica. Si coglie la maestosità dell’insieme, pur nella dovizia di particolari. C’è la genialità di una idea semplice, resa con complessa espressività geometrica.

Tutto quello che vorrete sapere su questo tipo di fotografia (tipo di obbiettivi, lenti, focali, esposimetri, esposizioni, barebulb e tutti i termini tecnici che gli esperti fotografi, o presunti tali, mangiano abitualmente a colazione) lo potrete trovare sul bel sito  www.francozampetti.it. Sul medesimo sito, tutti gli altri, potranno fare un lauto pranzo di meravigliose immagini.

Ma il Pantheon a Roma ancora non l’hai fotografato? Io sono un appassionato del Pantheon e…. te lo chiedo perché ovviamente saprai che lì c’è un foro nel centro della cupola… ti sfido a trovare l’esatto centro per scattare la foto! Come farai?

Beh, la sfida è già vinta. Userò il sistema che utilizzo per i cortili: prendo delle misure a terra. In effetti la pianta circolare mi creerà qualche problema in più… ma non ti preoccupare, ci riuscirò… a costo di dover misurare l’intero edificio!

Per ulteriori informazioni e contatti: f.zetafoto@gmail.com

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.

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