Dopo “1997: fuga da New York” e “Fuga da Los Angeles” TuttaFirenze è lieta di presentarvi l’ultimo capitolo della saga di John Carpenter.

È il 10 novembre 2015, nella testa delle persone l’indice di criminalità a Firenze ha raggiunto il 400%. Quella che un tempo fu Novoli diventa il carcere di massima sicurezza per tutta l’Italia. Un muro di cinta di 15 metri viene eretto lungo la riva del Terzolle, lungo Via Baracca, e giù lungo viale Guidoni. Circonda completamente Novoli, tutti i ponti e i canali sono minati. La forza di polizia, come un esercito, è accampata ai giardini del Barco e sul Metano. Non vi sono guardie dentro il carcere. Solo i prigionieri e i mondi che si sono creati. Le regole sono semplici: una volta entrati, non si esce più.
Anche se nessuno lo ha mai dichiarato ufficialmente Novoli è stata scelta perché nessuno riusciva a venire a capo dei lavori della Tramvia per la Linea 2.
Un elicottero diretto a Campo di Marte alle ore 8:37 del 10 novembre 2015 perde quota sopra la Scuola dei Carabinieri, a bordo Papa Francesco Bergoglio vestito come una bomboniera umana. Prima dell’impatto tra quella mostruosità architettonica e l’elicottero, il Santo Padre viene espulso con la capsula di salvataggio all’interno delle mura.
Qui, tra rifiuti umani, carcasse di macchine, strade minate, disperati pronti a tutto e negozi e supermercati trasformati in gotiche basi criminali, il Santo Padre ha mandato un messaggio verso l’esterno registrato su una cassetta trovata dentro un taxi schiantato contro la ex pasticceria Gaetano:

“Sono il Santo Padre, sto bene, non mandate Jena Plissken a prendermi. Qui è meglio che al Sinodo. Finalmente non ci sono corvi, monsignori, pedofili o sindaci da annientare. Non devo fingere di essere a favore dei gay o delle donne e allo stesso tempo essere contrario ai loro diritti. Era una fatica. Certo, c’è un po’ di violenza e la gente viene uccisa qui ma è comunque meglio che in Vaticano. Mi sono fatto degli amici: faccio parte del gruppo degli antiabortisti tolleranti che hanno occupato il vecchio tribunale di Firenze. Organizziamo spedizioni punitive gentili contro le prostitute che rimangono incinta e decidono di abortire, gli regaliamo feti morti di animali e le guardiamo con disapprovazione, pero con gentilezza. Mi sono anche fatto tatuare sulla schiena la faccia di Maradona e la scritta: “Noi siamo per la vita”. Mi mancano le bistecche Argentine e le chiacchierate con Kim Davis sui diritti dei gay, che risate che ci facevamo. Ma bando alla nostalgia, resto qui. Un caro saluto. Il vostro Santo Padre. P.s.: se Marino fosse qui, non l’ho invitato io.”

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.