E’ passato un anno dal mio arrivo a Londra. Il primo colloquio di lavoro l’ho avuto esattamente il giorno dopo essere atterrato a Stansted. Ero partito per raggiungere A., che avendo lei stessa un colloquio mi aveva proposto di andarci insieme portandomi il curriculum. Il titolare anglo siciliano del ristorante italiano nella periferia ricca della capitale cercava solo ragazze e part time, però aveva un amico in zona che forse avrebbe avuto bisogno di me. Una telefonata e dopo qualche minuto, sul lato opposto della strada si ferma un Land Rover nero, con i vetri oscurati, da cui scende un tipo bassino, massiccio, testa rasata, occhiali a specchio.
Non avevo ancora disfatto la valigia che già mi vedevo coinvolto in una serie di offerte che non potevo rifiutare, scantinati e celle frigorifere. Ho provato a togliemri dalla testa tutti i film di Guy Richie e David Cronemberg e mi sono detto che tutto sarebbe andato bene. Il tipo ci invita gentilmente a seguirlo in macchina.
Nonostante la guida al limite e un’espressione non proprio propensa al dialogo ho tentato di fare conversazione per rompere il silenzio glaciale all’interno di quella macchina. Qualche domanda di routine sul ristorante, niente di chè. Quindi vengo a sapere che ha aperto da pochissimo, e che prevalentemente serve piatti di cucina inglese con prodotti freschi, locali e di stagione, ma che comunque mi avrebbe spiegato tutto Ross.
“Chi è Ross?” chiedo ingenuamente.
Il nostro accompagnatore distoglie per un attimo lo sguardo dalla strada, si volta verso di me come se avessi bestemmiato.
“Ross is the boss” risponde, senza aggiungere altro e tornare a guardare la strada.
Non sono mai stato un gran conversatore, meglio aspettare di arrivare a destinazione mi dico. La destinazione sarà vicino al palazzo reale di Enrico VIII, quello che faceva decapitare le mogli, tra le altre cose. Coincidenze, mi dico. Poi ormai non posso gettarmi dalla macchina in corsa. Sono solo paranoie, cerco di convicermi, derivanti da anni e anni di esperienze ai confini della realtà in Italia. Tutto andrà bene. Al limite non avrò il lavoro, mi dico. Come potrebbero assumermi per un posto da manager assistant in un ristorante appena aperto di fianco di una residenza reale.
Una volta arrivati vengo presentato al boss, una via di mezzo tra Totò e Mr Bean, solo un po’ più arrogante, iraniano e a Londra da 20 anni. Ci sediamo ad uno dei tavolini all’aperto fuori dal ristorante. Dopo avermi offerto un caffè, avermi chiesto brevemente delle mie precedenti esperienze, praticamente nulle nel campo della ristorazione, mi dice
“Ok, il lavoro è tuo ma vieni domani, prima voglio vederti come ti muovi on the floor”
Dopo nemmeno 24 ore a Londra avevo un lavoro e l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era dove fosse la fregatura.

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The Cat and the Fox