IMG_20160425_235150Cantare a squarciagola “Bella ciao” ad un concerto, circondata da giovani universitari di belle speranze, ha sempre il suo porco fascino che si traduce in brividi sulla pelle.
Così inizia la mia serata alla settima edizione di “Bomba libera tutti“, la festa della liberazione organizzata da Assemblea Libertà è Partecipazione, in collaborazione con Left Lab e Anpi Prato, l’Associazione nazionale partigiani, in piazza dell’Università. Quest’anno il programma è concentrato in una sola giornata, scandito dai gruppi musicali che si alterneranno sul palco a partire dalle 15,30: Haze, Last Not Worst, Damiano Grazzini & Interno 17, FiAti SpReCaTi, Matteo Bonechi, Musica da Ripostiglio) e, gran finale, Bobo Rondelli.

Roberto in arte Bobo Rondelli, classe ’63, lo seguo da circa un anno. Conosciuto dalle parole di amici che me lo consigliavano, me lo sono andato ad ascoltare live nientepopòdimenoche alla festa della zuppa a Massarella: Bobo é così, ai palchi Rai preferisce la dimensione e la goliardia della festa dell’Unità.
Non che fosse particolarmente in forma, quella sera: mezzo ubriaco per non dire del tutto, testi in qua e là dimenticati, siparietti non sempre riusciti col pubblico.

IMG_20160425_235156Ma lui è uno di quei cantanti che ti mette di fronte ad un muro: e se tu quel muro lo superi, e non ti fermi all’apparenza, scopri un mondo di una bellezza incredibile, dove rudezza e raffinatezza si mescolano creando un equilibrio che non avresti mai creduto potesse essere così perfetto.
È uno showman nel vero senso del termine: scherza, prende in giro, imita perfettamente una schiera infinita di personaggi: da Johnny Cash a Tognazzi, da Carlo Monni a Celentano, passando per i dialetti di tutta Italia.
È eclettico, versatile, scurrile senza arrivare alla volgarità più schietta, livornese con ogni fibra del suo essere, l’uomo che la crocerossina presente in ogni donna vorrebbe redimere, senza mai riuscirci davvero; e si diverte lui, tanto, a modulare la sua voce ora roca e profonda, ora acuta e sciocca, con battute, certo, non sempre riuscitissime (ma se è questo che cercate, allora andate altrove).

E in mezzo a tutto questo carrozzone, le sue canzoni, a stridere col resto, che rivelano la sua profonda, sensibile umanità: maestose, prepotenti, crude, dure, tristi (non a caso sta portando in giro il suo tour dedicato a Ciampi, al quale si sente vicino, cantautore labronico che non brillava per ottimismo e positività), capaci di celebrare l’amore con poche, riuscitissime frasi (“Io ti guardo, tu mi guardi, e la luce nei tuoi occhi, mi riporta come un tempo al paese dei balocchi” – Licantropi), così come la dedizione verso la madre morta da poco (“Vai, vola via, tienimi dentro, dammi quella pace, che io non ti diedi mai” – Nara F.), o la sua personale visione del paradiso (“E cristi e santi, e crofecissi  e le madonne dai volti tristi, no grazie tante, tenetele per voi!” – Il paradiso).


8372_1007984249296295_3810215655671690366_nQui a Prato Bobo parte da Il cielo è di tutti, canzone nata da un testo di Gianni Rodari che il cantante definisce “un grande reazionario” (“chi guarda il cielo per ultimo non lo trova meno splendente“), e termina, un’ora e mezzo più tardi, con la sua riuscita cover di Tom Waits (I don’t wanna grew up): Non voglio crescere mai, canzone contro la guerra ma non solo, che è di fatti un pò il suo manifesto, la sua dichiarazione di intenti: se crescere è accettare i bambini che muoiono sotto le bombe, assistere all’avanzata di un partito come Forza Italia, alle serate di Vespa, al finto dolore sbandierato dei reality, e sentire la necessità di fare tendenza, sciorinando luoghi comuni (“è sempre colpa degli immigrati!”), allora, per Bobo meglio non crescere mai. E come dargli torto?

Quando i grandi fan la guerra,
non voglio crescere mai!
Coi bambini sotto terra,
non voglio crescere mai!

Quando s’alza la bandiera,
io mi butto giù!
Forza Italia ora si è desta
e non mi sveglio più!

Quando vedo Bruno Vespa,
non voglio crescere mai!
Porta a Porta, porta merda!
non voglio crescere mai!

Fattorie e Grande Fratello
io non li reggo più,
a fare sopravvivenza
mandateli a Kabul!

Quando “fatti una famiglia”,
non voglio crescere mai!
“Devi avere un conto in banca”,
non voglio crescere mai!

La Mercedes con la ganza,
tutti a Cuba in vacanza,
a seguir la moda stronza
e anche il piercing fa tendenza,
sento il jazz e vado a danza,
io sto qui nella mia stanza e…
…non voglio crescere mai!

Quando piange la madonna,
non voglio crescere mai!
Bush col papa che si abbraccia,
non voglio crescere mai!

Quando dici “punto e basta”,
la parentesi s’incazza,
e la mafia ora s’è russa,
e l’immigrati han sempre colpa,
e Del Piero quanto costa?
Otto stronzi in una stanza,
Carlo steso nella piazza,
e un vecchietto in una piazza
a raccattar la frutta marcia,
lui ha anche fatto resistenza..
lo vedo qui dalla mia stanza e …
…NON VOGLIO CRESCERE MAI!

La setlist del concerto a Prato qui

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Silvia Nanni

Pisana (atipica, adora Livorno) ma Fiorentina d’adozione, classe ’82 (mentre nasceva la nazionale di calcio esultava per la coppa del mondo), Copywriter e Social Media Manager (bei tempi quando i mestieri erano solo in italiano), ama la musica (canta in un gruppo acustico, i Brac), il teatro (lo fa da 15 anni), Parigi e Firenze, l’odore del basilico, i carciofi e ridere in compagnia.
Adora la musica live, ed è fermamente convinta che un concerto, a prescindere dal genere e dall’artista, valga sempre la pena di essere visto (si, ok, Gigi d’Alessio è un’eccezione).
Stare ferma la spaventa, da sempre. E il tatuaggio Born to run sulla spalla, parla da solo.
Ha da poco un gatto, Alfie. O meglio. da pochi mesi Alfie si prende cura di lei.