Daniel Pennac e sua moglie si leggono libri in viaggio. Uno guida, l’altro legge. È così che misurano le distanze, in libri. E la loro è una misura internazionale, non hanno bisogno di adattarla a seconda del paese in cui sono, per esempio sanno che il tragitto da Parigi a una città vicina è equivalente a Cent’anni di solitudine.

L’ho scoperto sabato 5 ottobre, quando Pennac ha fatto una capatina in città, sotto il tendone della Piazza dei libri in piazza della Repubblica. L’incontro con il tuo scrittore preferito non può lasciarti indifferente, e pensando alle parole di Daniel, ho immaginato a cosa potesse corrispondere il mio piccolo viaggio quotidiano, da Campi Bisenzio a Firenze, che come studentessa lavoratrice mi trovo a fare a ogni ora del giorno e della notte (sono anche una 24enne che ha voglia di uscire dopo il tramonto, tornando prima dell’alba).

Dovrò prendere l’autobus per poter leggere, e in omaggio al mio francese preferito mi porto sul 30 Il paradiso degli orchi. Voglio scoprire quanto Benjamin Malaussène posso gustarmi nei miei 40 minuti di mezzo pubblico.

Sono partita da via Santa Maria e nei pressi del Teatro Dante so già che è Natale nella Parigi di Malaussène, e che Benjamin lavora in un Grande Magazzino.

Alle porte dell’Osmannoro esplode la prima bomba (non dico altro, odio gli spoiler), e alla prima fermata di via Baracca ho già fatto conoscenza con la tribù Malaussène: Clara, Jeremy, Therese, il Piccolo e Julius il cane.

Il lavoro secondo Benjamin Malaussène, in via Baracca: “Troppo pagato per quello che faccio ma non troppo per quanto mi rompo”.

Il 30 attraversa piazza Puccini, ma io sono a Parigi, insieme a Benjamin, che prende la metro a Pere Lachaise e scende a Republique.

Vedo già il capolinea di via Alamanni quando Julie Correncon fa la sua comparsa nella vita del mio capro espiatorio.

C’è un’altra esplosione nel Grande Magazzino, ma l’autobus ha già rimesso in moto… ormai scenderò in via degli Orti Oricellari.

“Autista, quanto ci mette il 30 da Campi Bisenzio a via Alamanni?” “Ci mette 44 pagine di Malaussène, signora”.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.