di Paolo Serena

Del vostro moralismo me ne fotto.
Mi potete baciare le mie orgogliose palle croate, mentre nelle vostre stanzette, con i busti in marmo di Mister Fair Play, decidete chi può e chi non può giocare.
Siete lì, che vi fate lustrare le vostre scarpe nere corvino, ironizzate sugli sciuscià e dal vostro piedistallo contate banconote sporche: vi leccate quelle dita grinzose e snelle, che nella loro vita hanno visto solo seta e cartavelina, mentre passate in rassegna quei soldi che stanno mandando al macero il mondo del calcio.
Pensate che io sia un reietto, uno scarto; un rifiuto umano che non merita nulla. Certamente non un simile palcoscenico. Perché chi meriterebbe di andare in mondovisione, farsi riprendere da Belgrado fino a Buenos Aires, per irridere il vostro sistema fatto di squallide regole?
Nessuno. E sicuramente non io.
Mi odiate da quando sono entrato nella storia, umiliandovi. Stracciando quelle certezze su cui vi arrabattate. Perché non si era mai visto un giocatore espulso dopo tre cartellini gialli.
Con la mia maglia a scacchi sembravo dirvi che eravate arrivati, eravate al capolinea. Stop: che vi piaccia o no.
Mi detestate da quello notte tedesca, quando il mondo intero ha visto le vostre magagne e le vostre allucinazioni.
Mi disprezzate quanto io disprezzo voi.
Ma che ne sapete voi di cosa vuole dire essere croato… di cosa vuol dire avere nel cuore la propria Nazione e il proprio Popolo; avere cucito sul petto un simbolo per cui avete lottato e lotterete. Un simbolo per cui vale pena andare in guerra, per cui i vostri padri sputarono sangue.
Voi, ortodossi dei tappeti rosso porpora, su cui impiastricciate le vostre scarpe appena lucidate; voi, che vi indignate per un saluto e che non conoscete la nostra storia. Voi, che sui seggiolini laccati delle tribune, guardate il campo con un binocolo; solo per decidere chi può e chi non può.
Voi: baciatemi le mie orgogliose palle croate.

***

Josip Simunic, difensore della nazionale croata, detiene un particolare record: ai mondiali di Germania del 2006, durante la sfida contro l’Australia, per un errore del direttore di gara Graham Poll, venne espulso solo dopo il terzo cartellino giallo.
A fine 2013 è stato squalificato dalla Fifa per 10 giornate – impedendogli così di partecipare ai mondiali del 2014 – perché, durante i festeggiamenti per la raggiunta qualificazione in Brasile, ha aizzato la folla con un grido neonazista, già utilizzato durante la seconda guerra mondiale contro il Regno di Jugoslavia, dominato dall’etnia serba.

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Storie Mondiali

“Il calcio è una cosa sacra.
Così, prima del Mondiale, entrai in una chiesa per parlare con Dio. Mi ha chiesto: cosa vuoi, Bora? E io ho risposto: segnare come la Francia!
Dio mantenne la parola: Francia e Cina furono, in quel Mondiale, le uniche due squadre che non segnarono nemmeno un gol. Certo, ma io mi riferivo alla Francia campione del ’98.
Nel calcio, non puoi tralasciare proprio nessun dettaglio.”
(Bora Milutinovic, allenatore della Cina ai mondiali del 2002)