Gli America, al secolo Gerry Beckley e Dewey Bunnell, hanno portato il loro tour del cinquantesimo anno di attività al Teatro Romano di Fiesole, nell’ambito della manifestazione “Estate Fiesolana”, per promuovere la loro ennesima raccolta di successi e per ricordare a tutti che sono stati un pezzo importante della storia della musica degli anni settanta e ottanta, con il loro sound che è sempre stato una equilibrata e riuscita miscela di west coast, country e pop-rock.

In Italia gli America hanno goduto di un buon successo per tutta la fase in cui sono stati un trio (Dan Peek, scomparso nel 2011, è stato nel gruppo dalle origini fino al 1977), ma è come duo che hanno raggiunto l’apice del successo, quando nel 1980 pubblicarono l’album Alibi. Il disco poteva contare su brani orecchiabili e raffinati, nei quali il loro classico sound veniva ulteriormente impreziosito dalla collaborazione con musicisti di grande spessore, come Timothy B. Schmit, Leland Sklar e Steve Lukather. Sull’onda della loro partecipazione come ospiti internazionali al Festival di Sanremo del 1982, con il brano Survival, gli America guadagnarono un grosso seguito in Italia fino alla fine del decennio.

Per questa appendice in terra toscana del loro tour del cinquantesimo (in Italia erano già venuti lo scorso anno), il Teatro Romano di Fiesole si è riempito di attempati fan, accorsi a sentire le canzoni di un passato ormai lontano, ma anche di una non trascurabile rappresentanza di giovani che all’epoca di Riverside non erano ancora neppure venuti al mondo.

Il duo, accompagnato sul palco da Rich Campbell, Ryland Steen e Steve Fekete, ha dimostrato che l’età non ha intaccato la piacevolezza della propria musica. Per la gioia dei convenuti gli America hanno riproposto tutti i loro maggiori successi da You Can Do Magic a I Need You, da Tin Man a Ventura Highway, da Survival a Sandman con l’inevitabile bis dedicato all’intramontabile A Horse With No Name. Poche variazioni rispetto agli arrangiamenti originali, con l’eccezione di una chitarra solista rockeggiante francamente un po’ scolastica e a tratti quasi fuori luogo, che hanno contribuito a costruire l’invitabile effetto-nostalgia, che è la principale chiave della longevità artistica degli America.

Pur potendo attingere ad un vasto repertorio proprio, gli America hanno anche reso omaggio a due loro miti dell’epoca: i Beatles, con una Eleanor Rigby non particolarmente brillante, e i Mamas & Papas, con una piacevole California Dreaming.

Sempre uguali a se stessi, sembra che agli America piaccia ancora suonare e dal palco riescono a comunicare in modo efficace il loro divertimento al pubblico, che li ricambia con affetto. Un concerto reso godibile dalla piacevolezza dei brani in scaletta, dalla sapiente scelta di immagini proiettate sullo schermo dietro al palco, dalla suggestiva cornice del Teatro fiesolano e dalla consumata professionalità di due cantanti dal timbro forse un po’ invecchiato, ma sempre piacevole. Una carrellata di successi per permettere ad ognuno di inseguire i propri personali ricordi, ovviamente cavalcando un cavallo senza nome.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.