di Michele Arena

Abbiamo passato tutto il pomeriggio a discutere sulla lista dei suoi invitati al compleanno, o meglio, a discutere di un nome in particolare: Jesy Fortino. Compagna di classe di mia nipote Rachel. Diciassette anni e ancora in terza media, ha più tatuaggi di Dennis Rodman e più ferro sulla faccia di un negozio di ferramenta, e nel tempo libero ama torchiare tutti i suoi compagni di scuola spargendo un alone di terrore sulle loro giornate. Rachel è una delle sue vittime preferite e mi sta dicendo da ore che non vuole invitarla al compleanno, rovinerà la festa, nessuno si divertirà, tutti avranno paura di lei, sicuramente combinerà qualcosa con la limonata, ma Rachel non mi dice cosa, perché in fin dei conti sono ancora suo Nonno e certe cose non si dicono agli adulti. Ma la cosa che la fa più imbestialire è che Jesy Fortino la chiama Butchersenzatette, anche questo non me lo dice, ma un giorno quando sono andata a prenderla a scuola ho sentito Jesy Fortino che la chiamava così dall’altra parte del cortile. Ho visto il viso di Rachel diventare rosso come lo ero io in quella foto che ha fatto il giro del mondo mentre uscivo dal campo alla fine di Svezia – Inghilterra nel 1989, ho visto che stava per esplodere, ma è rimasta in silenzio a fare i conti con il suo senso d’impotenza. Io non ho detto niente per non imbarazzarla.
Allora l’ho presa per mano e dal tavolo di cucina siamo andati in salotto e ci siamo seduti davanti al PC. Fuori il giorno stava quasi per finire e dalla finestra Londra sembrava una televisione senza volume.
– Hai presente quando la nonna mi dice di smetterla con il rancore e i rimpianti?
Le chiedo, lei annuisce seriosa.
– si riferisce a questa cosa qui
Apriamo Youtube e nella barra delle ricerche scrivo: Maradona hand goal.
Dopo lo spot di una Audi il video parte, un po’ a scatti e sgranato, dopo qualche fraseggio a centrocampo guardiamo in silenzio la palla arrivare a Steve, e sento già una fitta al cuore quando alza quel campanile sbilenco verso la nostra area di rigore, mi viene voglia di urlare a Shilton di non uscire, ma non lo faccio, resto seduto, quasi paralizzato, e aspetto che lei parli. Ma quando parte il replay e si vede chiaramente che Maradona anticipa Peter con la sua mano, lei dice soltanto.
– Che figlio di puttana Nonno
– …
Non dico niente.
– Nonno spero che tu gli abbia spaccato una gamba subito dopo
Resto in silenzio, se ti chiami “macellaio” e c’è una tua foto che fa il giro del mondo dove sei completamente ricoperto di sangue, tutti si aspettano questo da te, che tu faccia qualcosa in una situazione del genere. I tifosi, i miei compagni, il ct Ramsey. Tutti si aspettavano di vedere il menisco di Maradona frantumarsi sotto i tacchetti delle mie Umbro. Non parole o proteste con l’arbitro, interviste in cui dichiari che la tua nazione ha subito un ingiustizia, no, dal Macellaio tutti vogliono violenza e sangue. Ma io non feci niente del genere e quando, qualche minuto dopo, Maradona ci saltò tutti come birilli e infilò il pallone dentro la nostra porta so di aver deluso il mio paese.
– Nonno ma perché abbiamo visto questo video?
Prendo un po’ di tempo prima di parlare e poi le dico che sono passati quasi trent’anni da quel gol e che ogni volta, vederlo, è un cazzotto nello stomaco che mi spezza il respiro. E ogni volta che leggo sul giornale che Maradona è il giocatore più forte del mondo mi verrebbe voglia di spendere tutti i miei soldi per comprare pagine e pagine di giornali per convincere le persone che non è giusto parlare così di un disonesto.  Sto per spiegarle il motivo per cui è giusto perdonare e andare avanti ma lei mi ferma.
– Nonno?
– Dimmi piccolina
Dico io.
– Sono tutte cazzate. Maradona è un figlio di puttana e Jesy Fortino è una troia. Io e te oggi ci riprendiamo l’onore dei Butcher. Jesy a quest’ora sta facendo ginnastica, ci mettiamo dieci minuti a piedi ad arrivare alla palestra della scuola. Ci presentiamo negli spogliatoi così, senza preavviso, la facciamo inginocchiare tra gli gli armadietti guardandola con sufficienza e io le chiederò se pensa di meritare che io la perdoni dopo avermi trattato con tanto odio. Dopo avermi chiamato Butchersenzatette. Si Nonno, Jesy mi chiama così ogni fottutissimo giorno. “Vuoi che ti perdoni?” Le chiederò, ma non la farò rispondere e dirò: “nemmeno per sogno!”. Poi le taglierò la testa con la spada Clunacolum del tuo trisavolo e la guarderemo morire dissanguata.
– Rachel…
– Quando gli altri bambini la troveranno prenderanno la sua testa, la metteranno su un palo di legno e cammineranno in corteo per la città. E tutti impareranno qualcosa sul dolore degli altri e smetteranno di dire che Jesy è una forte.
– …
– Poi andiamo a Heathrow, prendiamo un biglietto per Buenos Aires e facciamo a pezzi quel figlio di puttana di Maradona perché nessuno si deve permettere di dire di lui che è il miglior giocatore del mondo, chiaro Nonno?

***

Terry Butcher, chiamato “Il macellaio”, era in campo nell’Inghilterra – Argentina del 1986, quando Maradona segnò quello che è stato definito il gol più bello della storia del calcio. Ma, in quella stessa partita, Maradona realizzò anche il gol più disonesto: la Mano de Dios.
Difensore rude e violento, è passato alla storia per aver portato a termine la partita di qualificazione ai mondiali del 1990, contro la Svezia, completamente ricoperto di sangue.

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Storie Mondiali

“Il calcio è una cosa sacra.
Così, prima del Mondiale, entrai in una chiesa per parlare con Dio. Mi ha chiesto: cosa vuoi, Bora? E io ho risposto: segnare come la Francia!
Dio mantenne la parola: Francia e Cina furono, in quel Mondiale, le uniche due squadre che non segnarono nemmeno un gol. Certo, ma io mi riferivo alla Francia campione del ’98.
Nel calcio, non puoi tralasciare proprio nessun dettaglio.”
(Bora Milutinovic, allenatore della Cina ai mondiali del 2002)