8 MARZO

Se fosse un giorno normale adesso la sveglia suonerebbe e mi strapperebbe con forza dal mio sonno ristoratore.
Ma non è un giorno normale e la sveglia non suona.
Non è stata nemmeno una notte normale e il sonno ristoratore non è arrivato.
Mi sono rigirata insonne e insofferente come accade quando, complice una cena troppo sostanziosa, la digestione non funziona bene e disturba il sonno.
Solo che ciò che non ho digerito non è la cena, peraltro frugale di questi giorni, bensì un boccone davvero più amaro da trangugiare.
Ho perso il mio lavoro.
Me lo ripeto a voce alta quasi fosse un mantra da imparare a memoria, o una verità da esorcizzare prima di permettersi di affrontarla.
Mi alzo e la nausea dei primi tre mesi di gravidanza mi distrae dai pensieri, ma è solo un attimo: questo piccolo punto interrogativo che occupa la mia pancia non lo si può liquidare come un dolore o una possibilità.
Sembra il gioco del Monopoli: imprevisti e probabilità.

Lei oggi ha avuto un imprevisto e ci sono molte probabilità che a farne le spese sia il suo lavoro.

Ecco: l’imprevisto si è avverato, ( lei aspetta un bambino, signora!) e la probabilità di conseguenza si è avverata anch’essa, ( ti avevo detto che non potevo permettermi una donna in gravidanza in azienda) .
E io sono a casa, senza lavoro. Come lo accolgo questo punto interrogativo? Ancora non è niente e già ha messo in discussione tutto. Il suo arrivo, che poi ancora arrivo non è, ha già cambiato tutto. Ma come può accadere questo?
Me lo chiedo mentre mi vesto e butto giù la mia tazza di latte, così, in piedi, come se avessi fretta.
Giro per casa senza meta, troppo distratta per accorgermi del disordine, e troppo frastornata per avere pensieri compiuti.
Da quando non lavoro più le ore volano via senza lasciare traccia, come se non fossero esistite.
Anche il medico ha notato che qualcosa non va e mi ha ricordato di passeggiare, almeno un’ora al giorno fa bene al bambino e alla mamma, ha detto.
È per questo che faccio uno sforzo ed esco e, senza una direzione precisa, mi incammino fino ad arrivare in piazza Santa Croce.
Ed è lì che le vedo. Sono in tante e mi vengono incontro allegre, colorate, ballano e cantano, portano striscioni, bandiere e palloncini.
All’inizio non capisco bene chi sono e perché occupano la piazza; mi si avvicina una giovane di loro e mi consegna un volantino e un fiore giallo. No alle dimissioni in bianco, leggo distratta.
Come se potesse sentire, il punto interrogativo si rigira insofferente nella mia pancia e un conato di vomito sconquassa la mia gola: no alle dimissioni in bianco, ripeto con più convinzione.
Oggi sono in tante e tanti a gridarlo.

Oggi, 8 marzo, festa della donna.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…

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E così sia

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Come ogni giorno