di Michele Arena

Un vecchia maestra delle elementari di Nis, una città Serba sul fiume Nisava, ci ha spedito un tema di un suo vecchio alunno, un certo Dragan, uno che non andava benissimo a scuola ma che durante le ore di geografia la riempiva di domande su città come Bayern Monaco, Manchester United, Real Madrid, Juventus e Arsenal.

“Le regole sono uguali in tutto il mondo, prima si scelgono i più forti e quindi vincere a pari o dispari è importante, perché, anche se non sei tanto forte ma riesci a scegliere i migliori, hai qualche chance di giocare in una squadra forte e di vincere. Ma come dicevo, prima si prendono i più forti, quasi sempre attaccanti, poi si scelgono gli utili, chi è bravo in qualcosa, punizioni, marcare a uomo, ecc e poi, alla fine, se restano bambini grassi o scarsi tecnicamente si usano per stare in porta, o al massimo come terzini.
In tutto il mondo le cose stanno così, certo, ma non in Jugoslavia. Qua se tocca a te fare le squadre e sei serbo, prima scegli i serbi, che siano grassi o scarsi non ha importanza, prima viene l’appartenenza al tuo popolo, poi il risultato. Se sei Croato o Bosniaco è lo stesso.
Ma quando sono io a scegliere io voglio solo vincere e non m’importa da dove diavolo vieni, se non sai dribblare un avversario o calciare bene il pallone io non ti scelgo. E lo so che da queste parti non puoi fare troppo di testa tua, e quando scelgo Zvonimir i vecchi sulle panchine intorno al campetto rumoreggiano, cominciano a parlare di politica, di confini e di vecchie storie. Ma che si fottano, io voglio solo giocare e tutti i pomeriggi doposcuola vado al campetto, quello in riva alla Nisava, non m’importa sapere chi c’è, ogni giorno vado lì e gioco con chi trovo.
La maestra mi ha detto che da queste parti è nato un certo Costantino il Grande uno che poi da qui è partito e guidando soldati e guerrieri ha conquistato mezzo mondo.
Io voglio fare come lui, solo che non farò nessuna guerra i miei soldati saranno gente che sa giocare a calcio, dribblatori, funamboli, maghi del colpo di testa, geni del cross, predatori da area di rigore e segugi da caviglia. Gireremo il mondo, tutti insieme. Insegneremo alla gente che la Jugoslavia non è una macedonia di gente che non si può vedere, i nostri figli torneranno a scegliere i grassi e gli scarsi per ultimi, perchè prima penseranno al talento e poi alla politica. Vinceremo un mondiale, e io segnerò il gol decisivo e correrò sotto la curva e guarderò sugli spalti bosniaci, serbi, croati e sloveni che si abbracceranno e urleranno eccitati il mio nome.
Dragan, Dragan, Dragan!”

***

Dragan Stojkovic era in campo nella partita tra la Stella Rossa di Belgrado e la Dinamo Zagabria del 1990, la partita che ancora oggi è ricordata come uno degli episodi scatenanti la guerra nei Balcani. Ed era in campo anche durante i mondiali italiani del 1990, l’ultima grande manifestazione internazionale disputata dalla nazionale jugoslava.

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Storie Mondiali

“Il calcio è una cosa sacra.
Così, prima del Mondiale, entrai in una chiesa per parlare con Dio. Mi ha chiesto: cosa vuoi, Bora? E io ho risposto: segnare come la Francia!
Dio mantenne la parola: Francia e Cina furono, in quel Mondiale, le uniche due squadre che non segnarono nemmeno un gol. Certo, ma io mi riferivo alla Francia campione del ’98.
Nel calcio, non puoi tralasciare proprio nessun dettaglio.”
(Bora Milutinovic, allenatore della Cina ai mondiali del 2002)