La scorsa domenica si è svolto l’ottavo torneo Francesco Borelli. Torneo giovanile di rugby dove centinaia di giovani atleti si sono dati battaglia in un Padovani attrezzato per l’occasione. L’Aeroporto Firenze 1931 ha, per l’occasione, potuto utilizzare i campi del vicino Ridolfi (lo stadio di atletica) e i campi di calcetto del Floria. Le squadre under 8, 10 e 12 hanno dato spettacolo supportati da genitori, parenti ed entourage in quella che è diventata una grandissima festa protattasi fino a tarda notte.

Poco importa chi ha vinto (tutte le squadre hanno ricevuto un premio e va detto che la under 12 del Firenze si è portata a casa una coppa con tanto di Alabim urlato) domenica è stata una giornata all’insegna di tutto quello che l’Aeroporto Firenze va portando come sua filosofia.

Ma chi era Francesco Borelli? Perché gli è stato dedicato un torneo di tale importanza?

Studente di scienze politiche, giocatore di rugby, prematuramente scomparso nel 2006, tra l’altro in cause non ben chiare (stando quantomeno alla stampa dell’epoca), Francesco è una di quelle persone che hanno lasciato al Firenze Rugby  forse il più forte segno di affetto e passione per la propria squadra e sport .

Francesco ha lasciato infatti al gruppo Aeroporto di Firenze un tenero ricordo in uno scritto, da lui redatto alla età di sedici anni, chiamato dagli addetti ai lavori semplicemente “lettera ad un amico”. Non è dato sapere se effettivamente è una epistola e soprattutto a chi è indirizzata, fatto sta che in questa lettera un ragazzo esprime in maniera magistrale il suo amore per lo sport che pratica. Questo scritto può, anzi dovrebbe, essere il manifesto di ogni rugbista e sportivo che si rispetti. Ma soprattutto  fa capire l’importanza che ha avuto il personaggio di Francesco  nella storia e nella filosofia dell’Aeroporto di Firenze 1931. Purtroppo non posso riportare tutto il documento, lunghissimo tra l’altro, lo spazio è tiranno. Ho scelto soltanto un passaggio, quello che ho trovato più toccante:

Abbiamo contratto la febbre ovale, ci è entrata nel sangue come e più del bacio di una ragazza, e non riusciremo più a togliercela di dosso, serpeggerà sotto la pelle tutta la vita. L’indifferenza della massa non ci sfiora minimamente, cerchiamo solo la compagnia e la solidarietà dei nostri simili, sentiamo che il rugby non è solo uno sport, ma il più bello di tutti, uno stile di vita, una scuola di comportamento e di etica.

Ringrazio Elisabetta Salucco per l’inestimabile aiuto e sostegno.

(Visited 297 time, 4 visit today)
Share

Dicci la tua

Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.

TESTTTTTTTTT

Alabim

TESTTTTTTTTTT

I Ribolliti