“Meno male che mi sono lavato i piedi stamani”, pensai, mentre una piccola folla di curiosi si era avvicinata ai miei piedi nudi appoggiati sul foglio centrale strappato da un quadernone e messo su uno sgabello a bella vista in piazza SS. Annunziata. “Non bisogna mai farsi trovare impreparati”, fu il pensiero successivo. Al mattino mentre mi stavo lavando i piedi nel bidet, e a dire il vero anche nel proseguo della giornata fino a quel momento, mai avrei pensato che i miei piedi potessero finire nudi come mamma li ha fatti proprio davanti a tutti al mercato della fierucola di piazza SS. Annunziata. Comunque la cura con cui quella mattina decisi di lavarmi i piedi non poteva non indurmi a pensare che quel giorno sarebbe accaduto qualcosa di speciale. Ai miei piedi, oltre alla folla di curiosi, c’era una persona interessata più degli altri alle mie estreme nudità e cioè un signore, un calzolaio per esattezza, che aveva disegnato il contorno dei miei piedi sul foglio del quaderno e preso le misure delle mie caviglie. Un’operazione semplice e breve che avrebbe permesso a lui di costruire per me un bel paio di sandali su misura. E non un paio di sandali qualunque, ma un paio di sandali intrecciati da un unico filo di cuoio. “Un vecchio sogno che si realizza”, fu l’ultimo pensiero che ebbi da sopra lo sgabello prima di scendere a terra con il foglio del quaderno attaccato ai piedi per via del sudore. Forse la parola sogno legata ad un paio di sandali potrebbe essere considerata un tantinello eccessiva, ma anche no, perché i sogni in fondo sono una cosa semplice. O forse, semplicemente, dovrebbero esserlo. Come i tortelli fatti in casa la domenica mattina con la nonna, come la pomarola chiusa nei barattoli a settembre pronta per l’inverno, come dei bambini che non vogliono lavarsi le mani prima di sedersi a tavola, come dei piedi insaponati in un bidet, come un unico filo di cuoio che lega tutti i nostri giorni ai nostri sogni.  I sogni dovrebbero avere i piedi per terra e buone scarpe per farli camminare insieme a noi. Ora quel sogno è ai miei piedi e cammina insieme a me.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.