di Elena Vannoni

“Cos’ha visto questa volta?”.
“Mah, non lo so. È assurdo. Forse ero nello stesso posto. Mi aggiravo nelle viuzze. Ma lei chi è? Perché ogni volta che sento la sua voce torno nell’autobus mentre il momento prima sono in mezzo alla folla?”.
“Mi dica: non si è mai fermata davanti ad un quadro? Non si è mai domandata perché chi l’ha dipinto ha scelto proprio quel posto, o quel soggetto? Non ha mai immaginato di entrare e visitarlo?”.
Che domanda insolita.
“Beh sì, certo, ne ho visti di quadri, però, non ricordo ecco. Non mi intendo di arte. Ma che c’entra questa domanda? Si può sapere chi è lei e perché continua a farmi queste domande?”.
“Sapete, secondo noi, l’arte grande qual è? È quella che esige dall’artista non coltura storica né talento immaginativo, ma osservazione coscienziosa ed esatta delle infinite forme e caratteri di questa natura che vive contemporanea a noi e che trasmetteremo ai posteri come cronaca dei tempi che abbiamo vissuti. È quella che sa giornalmente combattere colla natura, per conquistarle qualcosa della sua luce e del suo carattere locale, in qualunque condizione sociale, in qualunque stagione, in qualunque ora si sa”.1

“Ma tutto questo cosa c’entra con me?! Perché me lo racconta? Sta per caso cercando di dirmi che i luoghi che ho visitato sono in realtà un’opera d’arte?”.
Ma certo, ora ho capito. Difficile da credere. Era proprio Piazza della Repubblica, ma quella che ormai può essere ricordata solo nelle testimonianze scritte, o nei dipinti. Era la zona di Firenze che venne demolita insieme al ghetto, tra il 1885 e il 1895, per il risanamento cittadino. E pensare che oggi, al posto di una misera piazza affollata di persone, banchi e case, ci sono solamente alcuni dei più noti caffè di Firenze, come le Giubbe Rosse, Gilli e Paszkowski.
Quindi quei vicoli in cui mi sono persa, via, com’era il nome? Dei Succhiellinai, che poi era la porta d’ingresso alla Piazza del Mercato Vecchio, oggi è via Roma, in pieno centro, affollata di negozi, locali e anche alberghi. Per non parlare di via dei Rigattieri, l’attuale via De’ Brunelleschi, dove passando proprio ieri, ho visto l’Hard Rock Cafè, pieno zeppo di turisti, chiaro.
E via di Calimala? L’unica ad aver mantenuto lo stesso nome fino ad oggi. Si trova proprio tra Por Santa Maria e Piazza della Repubblica, e anche il suo aspetto è cambiato notevolmente. L’invasione di negozi e turisti non ha risparmiato nemmeno lei. “Perché ha voluto che vedessi e riflettessi su tutto questo?”.
“L’unica volta, pur mi accadde un giorno che al mio studio ci venne un signorone, vide un quadro indicato a sol contorno e di farlo mi diè la commissione.
Rimasto sol, dalla consolazione saltai, siccome un pazzo, al quadro intorno; poi mi detti al lavoro e in conclusione per gran contento non conclusi un corno.
Persa la libertà sul mio lavoro, dipinsi così mal, ch’ebbi paura di perder col guadagno anco il decoro; e lo finii si mal, che per la dura necessità di guadagnar dell’oro persi l’oro e ci fei brutta figura!…”.2
Uno scossone. Apro gli occhi di scatto. L’autobus è vuoto. Accanto a me nessuno. “Siamo al capolinea! Ti sei fatta una bella dormita eh?”.
Guardo il mio iPad e di fronte a me ho un’immagine. Leggo che si intitola Mercato Vecchio a Firenze, datato 1882-83, l’autore è Telemaco Signorini, pittore e incisore, nato a Firenze nel 1835, dove si spense nel 1901.
Allora è stato tutto un sogno? Ma se era proprio qui, seduto accanto a me. Io ho parlato con il vero Telemaco Signorini? Mi alzo per scendere.
“Ti è caduto un foglio”.
Era l’autista. Ma quale foglio, non ho nemmeno il quaderno in borsa. Però sul seggiolino accanto a me trovo una pagina strappata, probabilmente da un diario o da un libro piuttosto piccolo. La carta è ingiallita e consumata. Sarà caduta a qualcuno, o magari l’hanno buttata. Sopra trovo scritto…

 

Tettoje basse e larghe, e stoie e tende
Ogni frutto, ogni fiore ed ogni seme
La folla di chi passa e di chi preme
Le grida di chi compra e di chi vende.

O nei vicoli giù, quando vi geme
L’acqua che cade, o il sol che vi discende
Vi facesse il giudeo le sue faccende
O ci fumasser le baldracche insieme

Fosti per tutto de toscani autori
Sorgente viva di linguaggio usato…
Ed ora, t’hanno ucciso… i professori!…

Addio per sempre, povero Mercato
Addio, studio di forme e di colori
Addio, tesoro d’arte, inesplorato

Telemaco Signorini, 20 dicembre 18743

 

Adesso non ho dubbi. Era lui.

 

Opere di Telemaco Signorini citate nel testo:
Telemaco Signorini, Mercato Vecchio a Firenze, 1882-83, cm 39 x 65,5
Telemaco Signorini, Il ghetto, 1874, acquaforte
Telemaco Signorini, La via del fuoco, 1881 circa, cm 38,8 x 65
Telemaco Signorini, Via di Calimala, 1874, acquaforte

1. Telemaco Signorini, Caricaturisti e caricaturati al Caffè “Michelangelo”, Firenze, 1848–1866
2. Telemaco Signorini, Le 99 discussioni artistiche. Libertà perduta, Firenze, 1877
3. Telemaco Signorini, Le 99 discussioni artistiche. Ricordi fiorentini con sonetto, Firenze, 1877

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