Il suo nome non dice nulla alla maggior parte di noi, per questo la scomparsa di Larry Tesler, avvenuta lo scorso 17 febbraio, non ha avuto la rilevanza che meritava, ma è il padre delle tre funzioni simbolo dell’interfaccia grafica dei sistemi operativi: taglia, copia, incolla.

Oggi ci si è dimenticati che fino a qualche decennio fa l’interazione con i computer avveniva tramite comandi, il cui significato e la cui sintassi erano oscuri e indecifrabili per i non addetti ai lavori.

Negli anni settanta si cominciò a studiare la prima interfaccia grafica, allo scopo di sostituire i comandi testuali per un’interazione più semplice ed intuitiva con il computer.

Larry Tesler all’epoca faceva parte del team di sviluppo che, nell’ambito del progetto Xerox Alto, stava definendo quelle che sarebbero diventate di fatto le linee guida di tutte le interfacce grafiche.

Tesler ebbe l’intuizione di cercare dei nuovi comandi per rendere più naturale l’interazione uomo-macchina. Per questa ragione inserì le funzioni taglia, copia e incolla all’interno di Gipsy, un programma per l’elaborazione dei testi ideato insieme a Tim Mott.

Dato che dal computer della Xerox Steve Jobs trasse ispirazione per l’interfaccia utente del primo personal computer Apple con interfaccia grafica, il Macintosh, e dato che dopo aver lasciato la Xerox nel 1980 Tesler si era trasferito proprio alla Apple, venne impropriamente considerato l’artefice dell’interfaccia che rivoluzionò il mondo dei personal computer.

Questa era la spiegazione che, con pregevole ironia, dava del suo rapporto con l’interfaccia Apple «Sono stato erroneamente identificato come il padre dell’interfaccia grafica del Macintosh. Non lo ero. Tuttavia, un test di paternità potrebbe espormi come uno dei suoi molti nonni».

Nei decenni successivi Tesler lavorò per alcuni tra i maggiori colossi dell’informatica (tra i quali Amazon e Yahoo) prevalentemente restando nel campo dell’interazione uomo-macchina, ma nessuna delle sue attività seguenti ebbe la rivoluzionaria portata della sua prima grande invenzione.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.