Rian Johnson, regista di Looper, un film nelle sale fiorentine da giovedì scorso, nasconde un trattato di filosofia sul rinnovamento dentro un film sci-fi. E pare anche che all’anteprima del film a Roma ci fosse un ottantenne dall’accento vagamente tedesco, e che, seduto al buio sulla sua poltroncina mentre la flanella della vestaglia gli procurava un leggero prurito alle mele, abbia riflettuto più del necessario sul senso del film e sulla sua vita.
Looper è ambientato in una America povera e disperata del 2046, Joe (Joseph Gordon Lewitt) si ritroverà a combattere contro il se stesso venuto dal futuro (Bruce Willis), un se stesso anziano che, oltre ad aver accelerato le proprie molecole per rovinare la vita al se stesso giovane, è tornato soprattutto per uccidere un bambino che nel futuro sarà responsabile dell’omicidio della moglie.
La storia è un duello/inseguimento tra i due, ma è più un inseguimento esistenziale che un film d’azione, non ci sono effetti speciali, poco è concesso al disaster movie e molto invece all’introspezione e al dolore dei personaggi. E nella prima parte Joseph Gordon-Levitt dovrà lottare per affermare la propria libertà di scegliere e sbagliare senza sapere niente di cosa lo aspetterà, senza sentirsi raccontare tutti i finali dei film, senza dover sapere con quale donna sposarsi o in quali posti vivere. Mentre nella seconda dovrà difendere il figlio di una bellissima Emily Blunt (nell’interpretazione meno fumettistica del film) da un omicidio preventivo. Nello scontro finale tra i due 
Joe il regista sta con convinzione dalla parte delle nuove generazioni e afferma con forza il diritto di ogni persona/generazione a giocarsi la propria vita nel momento giusto senza avere sulle spalle il peso della paura/amarezza di chi sta arrivando alla fine della sua. 
Fatti cose e persone citati nel post:
Emily BluntMy summer of love è la prova che sia una delle donne più belle del mondo, Sushine Cleaning che sia una delle attrici più brave
Joseph Gordon-Levitt: uno degli attori più promettenti del momento, con una vaga somiglianza a Heath Ledger, in Misterius Skin la sua interpretazione migliore, anche se vederlo vi rovinerà la serata
Bruce Willis: inseguendolo nella sua filmografia si può passare da capolavori assoluti di registi come Tarantino o Terry Gillian a gigantesche schifezze come L’ultima alba con Monica Bellucci. Però vale la pena rischiare
Rian Johnson: un esordio molto interessante con Brik e poco altro, da tenere d’occhio
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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.