Sabato prossimo sarà il 15 di agosto, meglio conosciuto come “Ferragosto”, per antonomasia il giorno dedicato alla scampagnata, o almeno lo era negli anni ’60/’70. Ma oggi è ancora cosi?

Per Ferragosto, era solito vedere le spiagge libere affollate di famiglie, nonni, zii, genitori e figli, impegnati a divertirsi. I bambini, con palloni, racchette, secchielli e palette, riempivano la spiaggia, ma a mezzogiorno, come d’incanto, radunavano i giochi sotto l’ombrellone, perché le nonne o le mamme li chiamavano per il pranzo.

La cosa più straordinaria era la quantità e la varietà di cibo che veniva consumata.

Si iniziava con una varietà di primi: dalla panzanella alla pasta fredda o variopinte insalate di riso, dalla frittata di pasta alle immancabili lasagne. I secondi, invece, variavano in base al luogo.  Per chi era in montagna e poteva fare la carne alla brace, si andava dalla rosticciana alle salsicce, dal pollo alle bistecchine di maiale e, per finire, una grande bistecca.

Anche per chi era in spiaggia, la carne non mancava mai: pollo arrosto, vitella tonnata, salsicce – spesso mangiate crude -,  pomodori ripieni e per contorno verdure grigliate (cucinate il giorno prima), pomodori, cetrioli e insalata lattuga la più diffusa. Per finire, melanzane alla parmigiana e, per rendere la festa più bella per i bambini, c’erano le prime patatine confezionate. Il vino rosso o bianco del contadino scorreva a fiumi…. Dimenticavo, il cocomero enorme con il tassello fatto al mercato, metteva fine al pranzo di Ferragosto.

In spiaggia, la guerra tra il cibo e la sabbia era combattuta fino in fondo. Devo dire, spesso e volentieri, persa dal cibo che con folate di vento veniva attaccato dalla sabbia, insinuandosi  dappertutto. Non meno dura era la guerra in campagna e in montagna. Già trovare un posto pianeggiante e senza sassi era un’impresa. A nulla valeva guardare con attenzione il terreno alla ricerca di formiche che, immancabilmente, aggredivano cibo e gitanti, rendendo il tanto atteso pranzo, quasi un inferno, specialmente se accompagnato da incursioni di vespe.

Con l’arrivo degli anni ’80 e ’90, il lento declino. Famiglie sempre meno numerose e diete sempre più adottate come stile di vita, hanno ridotto le scampagnate al consumo di panini e un po’ di frutta. Oggi, la maggior parte delle persone preferisce la frescura dei ristoranti fouri porta, dove menu preparati per l’occasione vengono proposti alla clientela, cucinare è diventato faticoso.

L’avvento della crisi sta facendo fallire anche questa consuetudine, togliendo al Ferragosto quella caratteristica che lo distingueva dalle altre festività. Spesso, chi è al mare o a giro per i monti, preferisce pranzare consumando un semplice yogurt e un po’ di frutta.

Tempi moderni, a voi la scelta…. Personalmente non ho ancora fatto programmi, vi farò sapere.

Buon Ferragosto

Ferragosto

Ferragosto

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.