…… Saliamo attraverso le ripide scale che dal camminamento di ronda portano in cima alla torre, costruita nel 1310 da Arnolfo di Cambio, alta circa 94 metri. Arrivati al ballatoio della cella campanaria, la visuale non varia molto rispetto al camminamento di ronda, ma quello che più affascina è la struttura che contiene le tre campane di Firenze, simbolo di comunicazione tra governo e popolo. I merli della torre sono a coda di rondine (Ghibellini). Quattro massicce colonne sostengono l’edicola dove sono sistemate le tre campane:

– La campana del mezzogiorno, detta anche campana del popolo.
– La campana dei rintocchi, detta anche la Marzocco, la più grande, chiamata così perché posta proprio sotto il Marzocco.
– La Martinella, o Troiana,  “richiamava i fiorentini alle adunanze”. Memorabile il rintocco dell’11 agosto 1944 quando alle 7 del mattino richiamò i fiorentini all’insurrezione contro i nazifascisti; suonò ancora per l’alluvione del 1966 e per l’annuncio dell’arrivo del nuovo millennio nel 2000.

Guardando le colline immagino ancora il nostro soldato lì fermo il 7 settembre ad ammirare le luci notturne che scendevano dalle colline, sì, il giorno “della Rificolona”. Dalle campagne circostanti i contadini per i festeggiamenti della Madonna nella Basilica della Santissima Annunziata, scendevano con le loro mercanzie e in spalla la lanterna accesa, una suggestiva scia di luce nella notte illuminava Firenze.
La visita è finita, ridiscendo e dopo poco mi ritrovo in piazza della Signoria, ancora frastornato, in bilico tra presente e passato. Quasi a non voler lasciare quella dolce sensazione di viaggiare nel tempo, affretto il passo, supero Ponte Vecchio e mi dirigo in piazza della Passera, dove il gelato di TuttaFirenze mi aspetta. Un gusto antico in un gelato moderno mi riportano in modo dolce alla realtà.

“Il viaggio, la fantasia, l’immaginazione e il cibo, rendono briosa la normalità”

Torre di Arnolfo

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.