Buonaeducazione3

Sono un’insegnante e una mamma di 45 anni un po’ demoralizzata. Mi sembra che ormai stia scomparendo la buona educazione. In famiglia, a scuola, nella società i ragazzi si rivolgono agli adulti in modo sempre più sgarbato e irrispettoso. Sembra che non conoscano nemmeno le basi delle buone maniere. Non so se si può fare ancora qualcosa o è una tendenza inevitabile. Agnese

 

Guardi, non voglio sempre rimandare la responsabilità agli adulti, ma se i ragazzi non sono bene educati naturalmente vuol dire che qualcuno non li ha saputi educare. E ognuno di noi dovrebbe prendersi la sua parte di responsabilità piuttosto che giocare, come avviene di solito, allo sport nazionale dello scaricabarile.

E’ indubbiamente vero che oggi molti ragazzi conoscono meno le forme, rispettano poco i ruoli e non riescono a trovare una misura giusta nelle relazioni interpersonali. Ed è certamente un problema. Perché una società ha bisogno di un tessuto sociale che si basi su principi di buona educazione. Ma perché quei principi si sono persi?

Come ormai dicono molti esperti, c’è sicuramente oggi una debolezza dei “padri”, manca cioè l’autorevolezza e la forza delle figure adulte di riferimento che dovrebbero saper prendere delle decisioni, indicare strade precise. I padri sembrano oscillare tra la ricerca velleitaria dei modelli autoritari di un tempo e il tentativo confuso di trovare modalità affettive ed amicali nei rapporti con i ragazzi. L’impressione è che in entrambi i casi non si trovi la via dell’autorevolezza, non si riesca a divenire interlocutori forti e coerenti, capaci di dire i SI” ed i “NO” che servono alla crescita dei ragazzi.

Naturalmente non si può pretendere dai ragazzi di oggi le forme della buona educazione che appartenevano alla società dei nostri nonni. Ma certo occorre aiutarli ad acquisire il senso del limite e a rispettare l’altro che esprime opinioni diverse. Perché sono queste soprattutto le cose che sembrano mancare. Purtroppo mancano anche in molti adulti, i quali, così facendo, aprono inevitabilmente la strada al delirio di onnipotenza dei loro figli, facendoli diventare “Bambini Re”.

Dovremmo rifletterci, prima che una generazione di figli senza regole divori la generazione dei padri che non gliele ha sapute dare.

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.