All’ombra della Cupola – Prima parte
di Marco Borselli
La street art non è qualcosa a cui sei abituato se vivi nella culla del Rinascimento. Fino a qualche mese fa, in via del Campanile c’erano tre poster attaccati sul muro davanti alla gelateria Grom. Rispettivamente, raffiguravano un albero stilizzato, una telecamera in giacca e cravatta e un bambino col moccio al naso. I turisti li avranno osservati incuriositi mentre aspettavano il gelato. I fiorentini, con ogni probabilità, si saranno indignati per quella cartaccia che insozzava il muro di un palazzo storico proprio lì a due passi dal Duomo. Ebbene quei tre poster, che adesso sono stati tirati giù, erano opera di Stelleconfuse, Jamesboy e 5074, i tre street artist più attivi del fiorentino.
Quando vivi a Firenze tendi a sviluppare una visione dell’arte un po’ unilaterale: gli affreschi, le architetture imponenti delle chiese, il repertorio sterminato di Madonne. Come se l’arte degna di questo nome provenisse necessariamente da un passato glorioso. E invece a Firenze esiste anche un’arte diversa, più attuale, fatta con adesivi, poster e bombolette spray. Quando un amico comune mi ha presentato Stelleconfuse, qualche mese fa, ho colto al volo l’occasione per dare una sbirciata a quest’arte clandestina, che si infiltra nelle vie della città per rimanere attaccata sui muri e sui cartelli.
Stelleconfuse non conosceva il mondo della street art quando ha iniziato nel 2008. Farne parte non è stata una scelta programmata. Il suo il progetto “Plant–a–Tree” nasceva piuttosto con l’intento di sensibilizzare le persone al problema della mancanza di verde nelle città. “Ho ideato il mio progetto perché sono da sempre affascinato dal potere che possiedono i loghi sulle masse. Il mio pensiero si è sviluppato partendo dal presupposto che siamo sommersi da marchi commerciali in cui, purtroppo, le persone si riconoscono. Quindi il passo successivo è stato dettato dalla voglia di creare un logo che non identificasse un prodotto commerciale ma un’idea per un mondo migliore”. L’albero stilizzato sul poster davanti alla gelateria Grom è nato così.
Da quando porta avanti “Plant–a–Tree”, Stelleconfuse ha attaccato poster e sticker più o meno per tutta Firenze. Spesso li attacca di notte, dato che l’affissione in spazi pubblici è tecnicamente un reato. Adesso è uno degli sticker artist italiani più noti dell’ambiente.
Il mio ‘street art tour’ comincia allo stadio Franchi. Tutta ferro e cemento, questa zona è un luogo ideale per fare street art. Esiste infatti un codice a cui gli street artist si adeguano: lo scopo della street art è il miglioramento dell’estetica urbana, non la diffusione indiscriminata. Uno sticker non si attacca sui monumenti. Si attacca sui pali e sui cartelli, nei bagni dei locali, sui muri di cemento.
Stelleconfuse è in compagnia di Ilovetu, un artista potentino che è arrivato in pullman la notte prima. Come accade di solito fra street artist, i due si sono conosciuti online. “Esiste una vera e propria comunità internazionale di street artist composta da persone che hanno più o meno gli stessi ideali di fondo. Questa comunità è viva e aperta sempre a nuovi ingressi e collaborazioni fra artisti”, dice Stelleconfuse. “Nel momento in cui ho iniziato a pubblicare le foto dei miei lavori su internet, soprattutto quelle in cui erano presenti i miei sticker, hanno iniziato a contattarmi street artist che mi hanno fatto capire che da quel momento avrei fatto parte di una comunità internazionale”. L’aspetto che più mi colpisce è la mobilità di opere e persone a cui la street art dà vita: gli artisti si conoscono online, scambiano le proprie creazioni per affiggerle sui muri delle rispettive città, realizzano sticker in collaborazione combinando i propri stili. Come Ilovetu, intraprendono viaggi anche lunghi pur di passare una giornata con qualcuno che condivida la loro passione.
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