Può capitare di incontrare per le strade di Vienna dei ragazzi che camminano scalzi. Dalle loro espressioni, dal modo di camminare, si capisce che questa cosa gli piace molto. Oggi gli andava così. Magari domani usciranno di casa con gli anfibi. La gente non li guarda come se fossero dei sudicioni. Anch’io non credo siano dei sudicioni. Anzi, il contrario. Sono convinto che chi fa così in realtà ha per i luoghi pubblici la stessa cura che ha per casa propria. Considera i marciapiedi, i giardini della propria città come la naturale estensione della propria casa. Perché sporcarli? Perché buttarci anche semplicemente una cicca di una sigaretta se poi gli piace camminarci sopra a piedi nudi?

Tutti gli anni, ormai da diversi anni, da maggio a ottobre il Comune di Vienna sistema tra gli alberi del Bruno Kreisky Park ben 12 amache da poter far usar liberamente e gratuitamente a chi passa da lì. La gente ci si lascia dondolare per leggere, per riposarsi, per sonnecchiare, per ascoltare musica. Ho il sospetto – qualcosa di più di un semplice sospetto, per la verità – che il tecnico del Comune o l’assessore o il Sindaco ha avuto quest’idea dopo aver visto uno di quei ragazzi scalzi a giro per le strade di Vienna. Anzi, secondo me è stato proprio il Sindaco in persona a ordinare la sistemazione delle amache in un parco cittadino dopo aver lui stesso sperimentato il piacere di camminare scalzi per marciapiedi e parchi.

Un esercizio che consiglio vivamente anche al nostro Sindaco. Amache dappertutto. Al parco di villa Vogel, nel giardino di piazza d’Azeglio, nel giardino rinnovato (stanno facendo i lavori proprio in questi giorni) dedicato a Caponnetto, all’Anconella, nel giardino dietro la Curva Fiesole (fai alla svelta, devono essere pronte per la prima di campionato), al parco di S.Donato. Il contatto diretto dei piedi con il terreno aiuta il nascere di buone idee. Nascono da quel contatto terreno per poi dirigersi in verticale verso la testa. L’espressione avere i piedi per terra si coniuga perfettamente con quella di avere la testa fra le nuvole. Non sono in contraddizione. Pensare a come potrebbe trasformarsi la propria città vuol dire anche sognare, ma sognare può essere un esercizio fine a stesso se non ha un ancoraggio con la realtà. E i piedi nudi servono a farle nascere e anche a farle camminare queste nuove buone idee.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.