image1-250x290Ovvero: “che guazzabuglio”!

Contrariamente a tante parole usate nel nostro lessico che hanno una lunga ed a volte incerta origine, ambaradan si può definire abbastanza “recente”; come si può sostenere che non vi è dubbio alcuno sulla progenie, ed infine (è corretto ammetterlo), che il termine non è prettamente fiorentino, ma usato in molte parti d’Italia, anche se nel linguaggio corrente oggi è considerato obsoleto.
Spesso ci scappa di usare questo termine quando vogliamo descrivere, magari in maniera scherzosa, una gran confusione, oppure quando si vuole indicare un seguito di un qualcuno o qualcosa, formato in maniera scomposta, agitata, magari di natura variegata.
Pensare che tutto nasce da un tragico avvenimento: Siamo nel 1936, l’Italia sta per conquistare il suo impero coloniale, il Regio Esercito italiano, al comando del generale Badoglio sconfigge i soldati etiopi nella “epica” (almeno così fu spacciata) battaglia di Amba Aradam.
La località è un monte dell’Etiopia, il teatro bellico le sue pendici animate da un lato da un esercito europeo ben armato (almeno nei confronti dell’avversario), e dall’altro da povera gente che combatteva per preservare la propria libertà.image-195x290
Il caos, la confusione della battaglia nei corpo a corpo, nei cambiamenti di fronte, ma anche nelle mitragliate, nei gas vescicanti e negli aerei (tutti italiani), poi descritti dai protagonisti superstiti e dai corrispondenti di guerra, fanno della battaglia di Amba Aradam un esempio di confusione e di disordine, complice la propaganda del regime che tende solo ad esaltare la vittoria italiana quasi fosse stata una finale del mondiale di calcio.
La storpiatura del monte etiope diviene così la parola ambaradan usato come sinonimo di guazzabuglio e, nei decenni a venire, diviene un modo quasi simpatico di descrivere uno stato confusionario. L’oblio del tempo riesce a tenere ben celato un infame natale, ma la reale confusione che si doveva descrivere poteva essere solo quella di un ammasso di migliaia di corpi martoriati.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.

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