La sportiva… che sogno, che libidine! Soprattutto quando sembra essere alla portata. Beh, non parliamo di supercar da sempre fuori budget come Ferrari o Lamborghini, ma una 911…, magari usata…  È dal 1963 che la miss di casa Porsche agita le coscienze e gli ormoni degli appassionati. Da piccolo la sogni e lo fai perché non è raro vederla passare in città, da grande, almeno per una volta, arrivi anche a farci un pensierino. Prima o poi attraversi la fase del  “con qualche sacrificio potrei anche farcela”. A fregarti contribuisce poi l’assunto che la 911 sia adatta anche ad un uso cittadino (…con 350 cv…), che tu propugni pateticamente nei confronti di moglie e figli. Ma tant’è, anche se circa 300.000 fortunati ogni anno ne concretizzano l’acquisto, milioni di sognatori continuano a sognare perpetrandone il mito e la contemplazione.

C’è da dire che fino ad oggi la 911 Carrera ha avuto gioco facile nel conquistare il cuore degli appassionati. Da sola ha costituito un segmento di mercato per 51 anni. Non ci sono mai state alternative serie.
Almeno fino alla fine del 2014, quando Mercedes ha finalmente presentato una vettura degna di questo ruolo: la AMG GT. Stessa filosofia progettuale e caratteristiche morfologiche, simili dimensioni , handling e versatilità. E ovviamente, per entrambe, un tripudio di fascino su strada.
Ecco nascere il dolce dilemma della scelta. Si impone l’obbligo di andare alla ricerca di ciò che le distingue, le rende uniche e che può far pendere l’ago della bilancia. La nostra analisi si limita ovviamente a ciò che l’osservazione statica può ispirare poiché la prova dinamica è un privilegio che (per ora) non ci spetta.
Primo: la storia del modello. Nella Porsche attuale si leggono i segni di 5 decenni di evoluzione, quasi una specie darwiniana. L’AMG GT nasce ora anche se, per quanto nuova, Gorden Wagener e la sua equipe vi hanno trasferito magistralmente il DNA di decenni di storia sportiva Mercedes. Sul blasone, non ci sono discussioni in nessuno dei due casi.

 

A favore di 911

911Per quanto essa venga rinnovata ogni 7/8 anni indossa con continuità i tratti caratterizzanti di tutte quelle che la hanno preceduta divenendo icona come somma di tratti iconici: padiglione spiovente raccordato al posteriore, fari anteriori ellittici sui passaruota, fianchi posteriori allargati, tagliati dai fari che creano una linea netta di separazione del paraurti. La calandra ha prese d’aria poco estese come una bocca socchiusa per imbarcare il minimo indispensabile di O2. Lo sguardo è fisso, spietato; è quello di chi divora (strada) senza rimorsi seguendo solo l’istinto predatore. Linee rette, lievemente curvate, precise, tagli che non ammettono indecisioni, funzionalismo allo stato puro senza concessioni alle mode. Il design della 911 a me comunica precisione, compiutezza… un esecuzione perfetta, un compito eseguito alla perfezione come solo uno strumento perfetto può fare. Fatto, eseguito. Nella nostra lingua solo il participio può esprimere il carattere della 911.

 

amggtA favore di AMG GT

La missione è compiuta. Ora davvero l’alternativa c’è e si chiama Mercedes. Il risultato non era assolutamente scontato. Partiamo dal powertrain: intanto Mercedes si colloca un gradino più su con 510 cavalli contro i 350 per i modelli “base” e anche nel design è un vero testa a testa. AMG GT presenta linee più morbide, più modellate e con qualche curva in più. Ma attenzione, nessuna concessione al decoro fine a se stesso. Il cofano allungato, i fari anteriori che piegano verso il basso e le possenti prese d’aria che si allargano salendo ai lati dello scudo danno vita ad un insieme organico, quasi animato. Il retro propone un back side liscio, curvo e possente, senza soluzione di continuità nei piani di aggregazione delle parti di carrozzeria, in cui i fari posteriori disegnano lame di luce. L’immagine complessiva è di dinamismo puro. La guardi e pensi immediatamente di assistere ad un’azione che sta progredendo, che sta avvenendo. Sei portato ad immaginare il fotogramma successivo, ti aspetti di assistere ad uno scatto feroce e controllato allo stesso tempo. L’evocazione è gerundiva: …guidando,… accelerando,… curvando.

Lo chief designer parla di “purezza sensuale” e dice che la linea più importante è quella che non c’è. Noi non sappiamo a quale egli abbia dovuto rinunciare, ma sappiamo che quelle impiegate hanno dato vita all’ennesimo capolavoro su 4 ruote.

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Marco Forcelli

Fiorentino, nato nel 1963. Ma sì, diciamolo, architetto: con un’insana passione per il bello e il buono, vorace di tutto ciò che il talento umano è in grado di produrre, soprattutto se è utile e, in questo caso, se ha 4 ruote. Non sono il primo a dirlo ma credo fermamente che amore, scienza e bellezza ci salveranno, soprattutto se supportate da intelligenza (q.b.).

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