A Londra, nel prestigioso quartiere di Kensington, al numero 29 di Melbury Road, troneggia la Tower House, un edificio neo-gotico del tardo periodo vittoriano, in cui vive Jimmy Page. Dopo il successo planetario raggiunto in pochi anni con la “band che ha inventato il rock” (il loro primo album venne pubblicato il 12 gennaio del 1969), il chitarrista dei Led Zeppelin nel 1972 investì una significativa parte dei suoi cospicui guadagni per accaparrarsi quella che si diceva essere una casa stregata, acquistandola dall’attore Richard Harris, che la vendette volentieri, dato che era convinto che fosse abitata dagli spiriti dei bambini dell’orfanotrofio in cui la villa era stata trasformata ad inizio novecento. Per Page, fanatico di occultismo, era un’occasione imperdibile.

Per oltre quattro decadi quello che è universalmente considerato uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi ha vissuto tranquillo in questa signorile dimora facendosi (verbo quanto mai appropriato) i fatti suoi. Come ogni rockstar che si rispetti, con il passare degli anni anche Jimmy Page si è trasformato da principe degli eccessi in tranquillo e riservato gentleman, vivendo la sua quotidianità domestica senza nessun problema, fino a quando, nel 2013, si è trasferita nell’edificio confinante una famigliola presto rivelatasi molesta.

I nuovi vicini, dopo aver acquistato la casa del defunto Michael Winner, noto regista e vicino impeccabile, hanno subito cominciato a disturbare la quiete del quartiere con invadenti e interminabili lavori di ristrutturazione; del resto la casa a fianco della Tower House è un edificio storico che, pur essendo costato una ventina di milioni, necessitava di vari interventi.

Passata la fase di ristrutturazione, però, è arrivata la necessità di ampliamento. Comprensibile, dato che 47(!) stanze per cinque persone sono obiettivamente pochine.

Ecco che quindi sono state via via presentate varie richieste di concessione edilizia (prima per una casetta estiva, poi per una piscina interrata), regolarmente bocciate dal consiglio di quartiere e dalle Belle Arti, anche per la fiera opposizione di Page, che oltre al disturbo, temeva che lavori strutturali all’edificio adiacente potessero danneggiare le fondamenta e le decorazioni di casa sua.

Il vicino, però, non è (ancora) un tranquillo e riservato gentleman, bensì un irrequieto ex giovane di successo che non è abituato a vedersi negare qualcosa: Robbie Williams. Con il consueto tatto che contraddistingue le star abituate a fare le primedonne, l’ex Take That ha dato pubblicamente a Page del «vecchio pazzo». Page, dal canto suo, ha cominciato a spiare le attività del vicino, segnalando periodicamente comportamenti scorretti e lavori non autorizzati, procurandogli diverse multe per migliaia di sterline.

Williams non è certo il tipo che subisce simili affronti passivamente, quindi ha cominciato a manifestare il proprio disappunto nei confronti del vicino mettendo continuamente a tutto volume musica dei Pink Floyd, Black Sabbath e Deep Purple. Non solo, l’istrionico ex Take That pare che abbia anche dato fondo al suo spirito guascone cominciando ad andare in giro per il giardino travestito da Robert Plant, con tanto di parrucca bionda ma, soprattutto, con un cuscino sotto la maglietta, a sbeffeggiare il recente pancione da birra dell’ex cantante dei Led Zeppelin e amico fraterno di Page.

L’ultima puntata della diatriba è relativa ad una nuova variante del progetto della piscina sotterranea con palestra di Williams, approvata a dicembre scorso, che Page non è riuscito a bloccare, ottenendo però il monitoraggio di rumore e vibrazioni, nonché l’obbligo di anticipare una cospicua cifra che gli verrà versata in caso di danni.

Sarà divertente assistere a questa nuova puntata della fiction sui vicini litigiosi.

Per fortuna immaginare un gigante del rock nascosto a spiare il vicino molesto, come una qualunque comare di paese, diverte, ma non intacca il ricordo della sua grandiosità.

Page è e rimarrà per sempre il chitarrista di cui un critico ha detto «Quando ha scritto l’assolo di Stairway To Heaven, Jimmy stava parlando con Dio».

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.