L’uomo dei sogni – Phil Alden Robinson

Molto probabilmente sarò confuso in questo post, forse nemmeno riuscirò a spiegare quello che realmente voglio dire, ma spero che comunque apprezziate lo sforzo di provarci. In fondo potevo rifilarvi una semplice recensione da duemila battute o dirvi come la penso sulla questione Bat Man-Ben Aflleck e cavarmela con poco. Ma poi alla fine mi sarei sentito veramente soddisfatto? No. Non penso.
Perché è inutile che ve lo nasconda, questa cosa di scrivere di cinema e del fatto che dopo aver scritto ci sia qualcuno che legga è abbastanza esaltante, e in fondo la questione della scrittura è tutta qui. Qualcuno che scrive e qualcuno che legge. Ma il ciclismo e il baseball cosa c’entrano?

Non lo so, o forse sì, e questo è il punto. Perché non si deve sempre sapere tutto per avere qualcosa da dire, e quello che so è che l’altro giorno ho rivisto L’uomo dei sogni, la storia di un agricoltore che a un certo punto manda a puttane il suo raccolto di granturco e l’unica possibilità di salvare la sua fattoria dalle banche per costruire un campo da baseball nel mezzo dello Iowa. Non per soldi, non perché vuole mettere su una società sportiva. Niente di così razionale. No, lo fa solo perché a un certo punto una voce nella sua testa lo convince che, radendo al suolo 7 ettari di pannocchie e finendo i risparmi per mettere su dei riflettori e delle tribune, tutto ciò farà tornare a giocare nel suo campo Shoeless Jo Jackson, un giocatore morto anni prima dopo essere stato squalificato per scommesse.

E non so se può essere considerato un bel film o se è una delle migliori prove di Kevin Costner ma so che in fondo ha qualcosa da dire. E quel poco che ha da dire ha a che fare con la scrittura, con il baseball, con la neve, con le partite di calcio e con il ciclismo. Ha a che fare con quella parte dentro di noi che sa diventare adulta senza diventare grigia, che non riesce ad accettare una vita fatta solo di pannocchie, che va allo stadio e continua a tifare ostinata per la propria squadra anche se intorno ha gente che continuamente gli dice che è tutto uno schifo e che il campionato è già deciso. Ha a che fare con quella parte che è felice quando nevica e che se ne frega del traffico e dei disagi, quella parte che è convinta che le cose inutili a volte siano più indispensabili di quelle utili e che crede che non importi essere Kevin Costner per pensare che il fatto che i mondiali di ciclismo stiano passando proprio da Firenze sia una cosa per cui tutto sommato valga la pena rimetterci qualche pannocchia.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.