Proviamo ad immaginare cosa succederebbe se dovessimo proseguire l’isolamento forzato causato dal coronavirus senza Messenger e WhatsApp. L’eventualità non è per nulla remota secondo Mark Zuckerberg, che ha espresso tutta la sua preoccupazione per l’abnorme crescita del traffico legato alla quarantena in corso in diverse nazioni. Per esemplificare il fenomeno, il CEO di Facebook ha citato proprio il caso dell’Italia, che in queste ultime settimane sta facendo registrare volumi di utilizzo di Messenger e WhatsApp mai visti in precedenza.

Come è facile intuire, il problema dell’incremento non è tanto legato ai semplici scambi di messaggi testuali, quanto alle chiamate vocali e, soprattutto, alle videochiamate.

Più i dati scambiati sono “pesanti” dal punto di vista dell’occupazione di banda, più si mette in crisi l’infrastruttura che ospita il sistema di comunicazione. I video, come è facile intuire, sono le tipologie di dati scambiati che occupano più risorse.

Zuckerberg ha spiegato come il traffico degli ultimi giorni sia più che raddoppiato rispetto al normale, attestandosi ben oltre il picco massimo annuale, generalmente raggiunto nella notte di San Silvestro. Ciò che rende l’infrastruttura ancora in grado di reggere è il fatto che, a livello mondiale, solo in alcuni paesi si sta verificando una forte crescita del virus; le restrizioni alla circolazione delle persone, che sono alla base dell’incremento del traffico, sono quindi ancora relativamente poco diffuse. Se simili situazioni dovessero estendersi anche a nazioni che ancora non hanno adottato misure di prevenzione analoghe a quelle italiane, il rischio che i server di Messenger e WhatsApp vadano completamente in tilt potrebbe rivelarsi più concreto del previsto.

Gli incrementi di traffico erano preventivabili, ma a giudicare dalle parole di Zuckererg forse erano stati sottostimati.

Parallelamente all’aumento delle restrizioni alla circolazione delle persone per contenere il virus, in casa Facebook si lavora dunque per scongiurare possibili crash, che bloccherebbero le comunicazioni di miliardi di utenti.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.