Andrea Benelli è l’uomo d’oro dello sport fiorentino. D’oro come la medaglia nel tiro al piattello che ha conquistato alle Olimpiadi di Atene. Vittoria di cui quest’anno ricorre il decennale.
Andrea è uno degli eroi misconosciuti del nostro sport. Eppure è uno degli atleti più titolati d’Italia.
Tra qualche amarezza e bei ricordi abbiamo provato a farci raccontare qualcosa del suo mondo.

Andrea sei cosciente del fatto che il tiro a volo, non potrà mai ricevere le stesse attenzioni di altri sport, come per esempio il calcio?
Lo so benissimo che le attenzioni del mio sport non potranno mai essere uguali a quelle del calcio, dove gli interessi economici sono cento milioni di volte superiori, però credo che per una città, per un’Amministrazione chi ha fatto sei Olimpiadi e vinto due medaglie, poi mondiali, europei…

Due mondiali e un europeo o sbaglio?
Individuale ho vinto due mondiali e un europeo. Nella mia specialità ancora oggi sono l’unico tiratore al mondo ad aver vinto almeno una volta tutte le gare. Queste però sono cose che sappiamo noi in famiglia, nella mia Federazione e pochi altri. A Firenze non mi conosce quasi nessuno. Ma alla fine Firenze è una città come le altre: viviamo in un paese dove le attenzioni sono rivolte solo dove ci sono grandi interessi economici. Forse è normale. Anzi direi senza forse. Però qualche sforzo in più si potrebbe fare.

Sì, ma le medaglie olimpiche sono tutte uguali.
Eh, certo: le medaglie olimpiche sono tutte uguali. Anzi gli sport considerati meno importanti, alle Olimpiadi sono più importanti, per esempio, del calcio.

Di sicuro.
Anche se adesso la cosa è cambiata… Io ho vissuto Olimpiadi in cui fare calcio era quasi una perdita di tempo, perché i Giochi si svolgevano quasi sempre in un momento in cui i calciatori o erano fermi o iniziavano la preparazione per il campionato, quindi era una scocciatura. Ora l’approccio anche a queste discipline è un po’ cambiato, come anche per quanto riguarda il tennis. Per anni il tennis alle Olimpiadi è stato zero.

Sì. Poi improvvisamente, visti gli interessi economici…
Per noi del tiro, ma non solo per noi, l’Olimpiade è sempre stato il momento più importante. Una medaglia nella scherma o nel tiro alle Olimpiadi non erano la stessa cosa di una medaglia nel tennis.

Più importante la scherma e il tiro di sicuro. Più importanti del tennis.
Ora non lo so. Ora le cose sono cambiate. Prima invece le Olimpiadi erano la ribalta degli sport non professionistici.

Sì, che poi era un non professionismo strano.
Era un non professionismo diciamo economico. Io ho fatto da professionista il mio sport, non per le retribuzioni economiche ma per il tempo che gli ho dedicato. Un professionismo differente. Prima i grandi professionisti del basket, del tennis, del calcio consideravano le Olimpiadi una perdita di tempo. Adesso invece − devo dire per fortuna, perché è anche più bello per le Olimpiadi stesse − c’è un’attenzione generale da tutti gli sport, da tutto il mondo: è diventato forse l’evento mondiale più importante di tutti. Guarda per esempio i giocatori di basket americani.

Già, il dream team.  
Prima alle Olimpiadi gli americani ci mandavano gli studenti universitari. Ora ci va il dream team. Però c’è grande disparità tra sport e sport nelle attenzioni del pubblico. In gran parte è giustificato, perché capisco che l’interesse della gente non può essere rivolto al tiro come al calcio o ad altri sport. Però secondo me spetterebbe alle nostre Amministrazioni valorizzare anche altre discipline sportive. Perché quando vinci, allora ti vogliono accanto a sé. Ti chiamano.

Perché gli servi come “cavallo vincente” da portare in giro.
Certo.

Ecco, da questo punto di vista da Firenze che cosa hai ricevuto?
Niente. Non ho ricevuto niente. Non ho ricevuto niente da Firenze. Non è che mi aspettassi molto…

Appunto, ti aspettavi qualcosa?
No, no. Ho fatto le mie premiazioni, ho fatto le cose normali che facciamo noi olimpionici. Probabilmente non potevo nemmeno pensare – conoscendo com’è la realtà – di poter esigere qualcosa in più: è così, lo sapevo. Chi fa il nostro sport vive per le gratificazioni sportive di quello che sta facendo, non per la popolarità, non per essere riconosciuto per strada. Questo non succede nemmeno se arrivi a vincere l’Olimpiade. Nella storia dello sport italiano la mia disciplina è seconda solo alla scherma per le medaglie. Alle Olimpiadi. Nei mondiali non lo so, ai mondiali non so chi è primo come Federazione. Comunque se vinci un mondiale nel tiro, in Italia non ti conosce nessuno all’infuori degli addetti ai lavori.

Infatti la cosa curiosa, ma anche più triste, è che se io faccio il tuo nome molti non ti conoscono, pur essendo un fiorentino. Però conoscono l’ultimo panchinaro della Fiorentina.  
Sai sono anche passati dieci anni da quando ho vinto l’Olimpiade…

Del calcio si ricordano ancora i mondiali dell’82 di Spagna.
Ne parlano tuttora di quella vittoria. Le Olimpiadi che ho vinto io… la medaglia non la ricorda più nessuno. Ma è così, lo devi accettare. Io per tanti anni ho un po’ sofferto di questa cosa. Ma non perché avevo bisogno di gratificazioni, di popolarità. Però… Insomma non è un dato aggiornato, ma alle Olimpiadi di Atene che ho vinto io c’erano nel tiro 104 paesi rappresentanti quasi tutto il mondo. Come il calcio, molto più della scherma che in Sud America non c’è, come non c’è in Australia, c’è qualche americano. Insomma, la grande tradizione della scherma è europea. Il tiro invece lo trovi in  tutto il mondo. Trovi dei paesi insignificanti come il Qatar (a livello sportivo dico) che a Londra hanno preso la medaglia di bronzo. Quello che aveva fatto due finali con me è uno che ha fatto tre finali olimpiche.

L’intervista continua qui

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.