Forse dovremmo dirci tutti buon anno. E’ difficile parlare di un 2013 e di un 2014, finché la vita ti porta a considerarli insieme. L’anno non è un’agenda, ma un diario scolastico, che vede il suo inizio a settembre del 2013, e la sua fine a giugno del 2014. Anno scolastico, accademico, di vita, 2013-2014.

E’ il primo lunedì di settembre. Quel sogno di attraversare Firenze in 10 minuti svanisce per altri 11 mesi e per me e molti miei coetanei si riaccendono i motori. La campanella non suona più ma sappiamo che tra poco in piazza Brunelleschi ricominceremo coi caffè alle macchinette. Ripartono gli odiosi lavoretti, e i lavori che servono a farsi strada nella professione dei sogni, quelli che “fanno curriculum”. E’ quando tutti ricominciamo a programmare la sveglia per le 8 che ci si rende conto che un nuovo anno è iniziato. E’ meglio fermarsi un attimo allora: come ogni capodanno che si rispetti, non possono mancare desideri e buoni propositi. Cosa voglio per questo 2013-14? Lo scrivo su una lanterna, una di quelle di carta che si accendono la notte per farle volare. Senza significato, senza logica, solo perché mi piacerebbe andare in un bel posto e consegnare alla mia città quello che desidero per il mio 2013-parte seconda. D’istinto, mi vengono in mente i Giardini del Parnaso, o Giardini del Drago, forse per l’impagabile vista su Firenze, o forse perché sono un piccolo momento di pace e bellezza a due passi dal caos della città. La sera chiudono, e allora mi accontento di sedermi sul muretto accanto al cancello e pennarello alla mano, ci sono un paio di cose che vorrei quest’anno. Voglio fare il lavoro che sogno da 15 anni, e voglio che sia quello a pagarmi la pizza con gli amici. Voglio che quel sogno trovi spazio nella mia giovinezza, accanto alla leggerezza fatta di birre medie e tre ore di sonno. Voglio durare fatica per farlo, voglio che mi facciano male i piedi, ma voglio pensare che ne valga la pena. Voglio che ci riescano anche le persone che amo. E non voglio aspettare di avere, che avremo, 30 anni.

Va bene, l’erbavoglio non cresce nel giardino del re, ma nel mio.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

TESTTTTTTTTT

Invidiatemi

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Eppure, si muove