Quello che gli occhi non vedono, a volte nasconde storie antiche, ancora vive nella memoria di chi non dimentica. Qualche giorno fa, pedalando in piazza Duomo, mi sono soffermato davanti il Battistero, proprio di fronte la meravigliosa Santa Maria in Fiore. Come tutti sanno l’edifico è attualmente in fase di restauro e completamente circondato da una struttura che riproduce il medesimo. Un signore sulla sessantina, con un buffo cappello ed una bici sgangherata parlava da solo in direzione di una delle porte del Battistero. “-Pisani traditori, ci avete sempre fregato, bidonari-”, queste erano alcune delle parole che il ciclista, una versione rivisitata di “Merigo” il personaggio interpretato da Giorgio Panariello, rivolgeva alla porta. Incuriosito, l’ho avvicinato dichiarando di essere un giornalista di un giornale on line, e che volevo fargli qualche domanda riguardo il suo disappunto. A sedere sulle scalinate del Duomo inizialmente mi sono preso dell’ignorante perché non conoscevo la storia delle colonne dei pisani, che tanto avevano scaldato il suo animo. Lo ammetto la mia conoscenza del Battistero non è così ampia e non ricordavo che la bellissima porta del paradiso avesse lateralmente altre due colonne. Così è iniziata la lunga storia, a tratti confusa del signor Armando, che dice essergli stata tramandata da suo padre e ancora prima da suo nonno. Ai lati della dorata porta del paradiso sono conservate due colonne in porfido, unico regalo degli storici avversari Pisani. I due pilastri, a detta dei Pisani, avevano il magico potere di riflettere sul marmo la vera identità di chi aveva commesso reati rimasti impuniti. I fiorentini trasportarono da Pisa, sopra un grande carro le due colonne arrivando a Firenze a tarda notte; alla mia domanda richiedente il periodo dell’accaduto, il signor Armando mi ha risposto: – Tu nonno non era ancora nelle biglie del creatore- La mattina seguente i Fiorentini si accorsero che le maestose colonne, non avevano nessun potere magico, anche perché i pisani prima di consegnarle le avevano affumicate, annullando qualsiasi possibilità di riflettere immagini. Il bidone dei pisani era riuscito in pieno. Il signor Armando non ha avuto parole amorevoli verso gli abitanti di Pisa, e si è congedato con il famoso detto, “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”. Prima di scrivere questo articolo mi sono documentato sulle colonne del Battistero, e con mio stupore ho scoperto che questa storia è vera. La famosa rivalità tra la nostra città e Pisa penso sia ormai storia vecchia e superata, ma a quanto pare qualcuno è ancora arrabbiato.

colonne_battistero
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