malattiaArrendersi mai…

Fiera lo era sempre stata, fiera,orgogliosa e testarda.
Certo anche intelligente, sensibile, arguta, ma adesso erano la fierezza, l’orgoglio e la necessità di combattere che la facevano andare avanti.
Il suo compagno, il compagno della sua vita, colui con il quale aveva condiviso più di cinquanta anni di cammino, la stava lasciando. E non a causa di un’altra donna o di un evento traumatico improvviso come accade a chi è colpito da un cancro o da un innamoramento senile, bensì per una causa, se possibile, ancora più maligna.
Una marcia lenta quanto inesorabile che quest’uomo aveva intrapreso e che aveva per destinazione un mondo parallelo, un mondo che sempre più lo attirava a sé e lo faceva precipitare in un quadro già dipinto, lo catapultava in ricordi antichi che si risvegliavano protagonisti del quotidiano, in un gioco di ieri, oggi e domani mischiati a caso, e dove amnesie vicine finivano per togliere spazio all’oggi, all’ora appena trascorsa.
Una marcia questa che non si poteva contrastare, i medici lo avevano detto: “i farmaci possono rallentare il processo, non fermarlo e meno che mai possono intervenire su ciò che già si è perso”.
Eppure lei non ci credeva. Non ci aveva creduto la prima volta che le avevano detto così e meno che mai ci credeva adesso che, trascorsi alcuni anni più o meno sereni, inesorabile ogni giorno trascorso rendeva più vicina la destinazione di questo passo di marcia.
Combattere era la sua natura, da sempre, e questo non era certo il momento di arrendersi.
Chi le stava vicino la guardava affannarsi, spendere le sue energie contro i proverbiali mulini a vento, percorrere strade impossibili con la convinzione, che solo in brevi momenti si tramutava in speranza, che la soluzione ci fosse, e fosse solo questione di cercare bene e vincere i nemici che cercavano di celarla.
Ogni volta che lei lo vedeva sperdersi nella nebbia confusa e maligna della sua mente, ecco che interveniva a scuoterlo, a stimolarlo, con l’esattezza della realtà e con la nitidezza e la convinzione della logica, fari fin troppo poco utili nell’oscurità di quell’oblio.
Sorda ad ogni mite consiglio, lasciava cadere nel vuoto ogni esortazione volta ad avvicinarla all’accettazione della realtà, e così si straziava più di lui in questa personalissima battaglia, e sicuramente più di lui soffriva e si sfiniva.
Se avesse potuto arrendersi anche solo un attimo alla realtà, se avesse potuto cercare di accettarla, pur nella disperazione che ciò significava, si sarebbe accorta che non era sola e avrebbe, forse, potuto godere almeno un po’ di questo uomo nuovo che le viveva accanto e che in certi momenti non riusciva più ad afferrare la necessità e la logica della realtà, ma che continuava ad essere con lei, e a riconoscerle il ruolo fondamentale di compagna in questo cammino, laddove compagna significa essere nella stessa squadra e per il medesimo risultato lottare, gioire e disperarsi sempre, qualunque sia il punto da segnare…

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…

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