La prima metà di febbraio ha trovato Mercurio e Nettuno congiunti in Pesci: il primo (contatto, comunicazione, percezione intellettiva, attitudine commerciale), accostandosi al secondo, ne assorbe i significati di inconsueto, di straniero, di cambiamento, di intuito psicologico, di musicalità.

Un esempio: una mattina di pioggia e di vento incessanti, AstroloGhetti, che si sta ancora leccando le ferite dopo lo scontro verbale con i tifosi, si incammina verso il Centro. E’ ora di mangiare, e in cima a via Ginori c’è una rosticceria-gastronomia dove pranza spesso e bene. Insolitamente è abbastanza vuota; si fa scaldare una lasagna al sugo di pomodoro da una ragazza bionda con gli occhi azzurri, dal sorriso schietto e dall’accento straniero, forse scandinavo. Con divertita meraviglia, poi, guardando verso il fondo della sala, vede il titolare, un uomo in buona parte calvo con grandi occhi neri, che, invece di stare dietro al bancone a sporzionare e a dirigere il traffico come al solito, sta seduto a suonare una chitarra acustica in modo molto svagato e istrionico, con un filo appena di malinconia; alterna canzoni di Vasco ad altre di Venditti, mettendo sopra una di queste anche un jingle per la rosticceria. AstroloGhetti getta frequenti occhiate con curiosità discreta, intanto che mangia seduto di fronte a una parete a piastrelle, piena di dediche e messaggi provenienti un po’ da tutto il mondo. A un certo punto l’ uomo con la chitarra si rivolge a lui: “Te suoni la chitarra?”. Qualche attimo di sorpresa. “Ma… sì… ma… scusa, ma come hai fatto a indovinare?” “Mi guardi le mani”. Accidenti… che osservatore attento… inizia così una conversazione sulla musica italiana negli ultimi decenni. Ultima domanda del rosticcere: “Da quant’ è che la suoni?”. “Più o meno da trent’ anni”. “Ecco, vedi, la suoni bene”. Non c’è niente da fare, è proprio un indovino.

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Enrico Ghetti

Nato a Firenze nel marzo 1971, degli anni della formazione ciò che ricorda più volentieri è il Liceo Classico Galileo, dove ha avuto modo di conoscere molti dei suoi amici più cari, più stimolanti e più originali con cui ha coltivato negli anni varie passioni artistiche: la sua soddisfazione più grande ad oggi è stata recitare come attore protagonista in DepressOne, un paradossale spot per un farmaco prodepressivo; gli piace molto anche fare musica (suona la chitarra); verso i trent’anni ha incontrato l’astrologia e ne è rimasto profondamente affascinato. Negli ultimi anni ha scoperto che scrivendo può comunicare molto di più che parlando; comunque, se opportunamente stimolato, parla pure e, talvolta, anche di sua iniziativa.