HackCasa del popolo di Castello.

Serata di divulgazione scientifica con la partecipazione straordinaria di Margherita Hack. Un folto e attentissimo pubblico popolare segue le affascinanti parole della scienziata. La conferenza è quasi a conclusione e, in un clima disteso e soddisfatto, la dottoressa chiede infine all’uditorio se ci sono dubbi o domande da porre. In un angolino della sala si alza un signore molto anziano, curvo e mal sicuro sulle gambe; ha delle lenti spessissime, un cappellaccio consunto e tutto l’abbigliamento non lascia dubbi sulle origini campagnole dell’uomo.

– Dottoressa, e c’aveo una domanda, una curiosità.

– Mi dica – risponde la Hack molto cortese come sempre.

– No, gliè che mi rode da un monte di tempo…

– Sì, mi faccia la domanda, così e provo a risponderle.

– Ecco, insomma, ‘un so come dillo, ma io e l’è un sacco di tempo che ‘un vedo più le stelle.

Sul volto della scienziata traspare impercettibile un sorriso di bonaria comprensione e la risposta è fin troppo immediata e lampante nella sua risoluzione:

– Sarà stato un po’ il calo della vista, non crede?

– No, dottoressa, perchè… e intendevo prima, quando ci vedevo un po’ meglio.

– Allora sarà stato l’inquinamento luminoso che purtroppo ci impedisce questa bella vista, sa non solo a lei.

E qui, nella risposta, si sentiva ancora quella nota di tenerezza che invitava la Dottoressa a cercare comunque una risposta morbida che non avesse assolutamente quell’asettico pragmatismo della risposta scientifica.

– No, dottoressa, e intendo parecchio tempo fa, quando ‘un c’erano tante luci in campagna, e i’ cielo e si vedeva bene davvero… poi a un tratto… più…

Questa insistenza cominciava a scalfire le sicurezze della studiosa, che ricorse ad un’altra ipotesi ancora probabile:

– Sarà stata allora qualche velatura del cielo, sa, a volte, non ci se ne rende conto ma un po’ di nuvolaglia… che era d’estate? Sennò potrebbe essere stata l’umidità…

– Ma… la senta e ‘un me lo ricordo, ma l’era sia d’estate che d’inverno… e io le stelle e ‘un le vedo più…

Il pubblico cominciava ad assumere un atteggiamento di evidente derisione, non tanto per cattiveria, quella direi proprio di no, quanto per la cocciutaggine dell’interlocutore che sembrava alieno ad ogni possibile spiegazione razionale. In effetti erano state escluse tutte le cause più probabili e quelle più evidenti.

Io ero molto incuriosito anche perché vedevo che la nostra astronoma stava al gioco, non era per niente spazientita, e cercava in tutte le maniere di risolvere quel quesito particolare.

Poi accadde quello che solo una mente lucidissima e brillante poteva partorire. Col sorriso che illuminò il volto della Hack, mentre il pubblico aspettava trepidante la soluzione che appariva essere balzata in mente alla dottoressa, la nostra si protese verso la platea e proferì la geniale soluzione:

– Caro signore, la mi domanda con tanta passione icché sarà stato che un’le fa vedere più le stelle… e allora e glielo dico io: e sarà stato il lupo cattivo!

Stratosferica trovata! Solo la grande Margherita, nella su’ fiorentitudine, avrebbe potuto dare una risposta così inaspettata, arguta e conclusiva.

Nel libro, invece, ritroviamo la nota divulgatrice col suo taglio franco e chiarissimo che ci illustra, con passione, la storia dell’Astronomia e le ultime scoperte sul sistema solare, sulle stelle e sull’origine dell’universo.

Da leggere con “spirito” giusto!

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it